L’ultimo saluto a Valentino

ROMA – Il cielo sopra la Città Eterna è apparso più plumbeo del solito in questo finale di mese. Il Lazio e il mondo intero si sono fermati per rendere l’ultimo, commosso omaggio a Valentino Garavani, spentosi serenamente nella sua residenza romana lo scorso 19 gennaio 2026, all’età di 93 anni. La sua scomparsa non segna solo la fine di un’epoca per la moda, ma la perdita di un uomo che ha saputo elevare Roma a capitale indiscussa dell’Alta Moda internazionale, legando indissolubilmente il suo nome alla bellezza del territorio laziale.

Una carriera tinta di Rosso

Nato a Voghera ma romano d’adozione sin dal 1959, Valentino ha costruito un impero basato sull’eleganza assoluta. Dopo gli studi a Parigi, fu proprio a Roma, in via Condotti, che aprì la sua prima maison. La sua ascesa fu fulminea: dal debutto a Firenze nel 1962, dove folgorò la stampa internazionale, fino alla creazione del leggendario “Rosso Valentino”, una sfumatura cromatica diventata simbolo universale di passione e potere femminile.

Valentino non ha solo vestito icone come Jackie Kennedy, Audrey Hepburn o Sophia Loren; ha trasformato il “Made in Rome” in un certificato di nobiltà. Piazza di Spagna, con la sua scalinata di Trinità dei Monti, è stata per decenni il suo palcoscenico naturale, il luogo dove la maestria degli artigiani laziali — dai sarti ai ricamatori della provincia — veniva esaltata agli occhi del mondo.

Il legame con il territorio: dalla Capitale ai Colli

Sebbene il suo nome brillasse sui red carpet di Hollywood, il cuore di Valentino batteva nel Lazio. Oltre alla storica sede di Palazzo Mignanelli, il designer amava profondamente i dintorni della Capitale, scegliendo spesso le dimore storiche della provincia per i suoi ritiri privati o per eventi esclusivi. Il suo legame con il territorio non era solo d’immagine, ma produttivo: i laboratori della regione hanno fornito per decenni le mani esperte capaci di tradurre i suoi disegni in sogni di seta.

L’addio solenne

Le celebrazioni funebri, svoltesi il 26 gennaio, hanno visto una partecipazione senza precedenti. Autorità, grandi stilisti e cittadini comuni si sono riuniti in un abbraccio corale. Mentre il feretro sfilava per le vie del centro, i negozi di via del Corso e via Babuino hanno abbassato le saracinesche in segno di rispetto.

“Roma perde il suo Imperatore del Gusto,” ha dichiarato una delle storiche sarte della maison. Con la sua scomparsa, il Lazio perde un ambasciatore instancabile, ma resta la sua eredità: un archivio di bellezza infinita che continuerà a ispirare le future generazioni di creativi nel cuore della nostra regione.

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