Il grande ritorno: Gli Oasis conquistano la Capitale

Dopo anni di indiscrezioni, smentite e un’attesa che sembrava infinita, il sogno dei fan italiani è diventato realtà: gli Oasis tornano dal vivo e fanno tappa in Italia con un grande appuntamento che si preannuncia già storico. La storica band di Manchester guidata dai fratelli Liam e Noel Gallagher ha inserito Roma nel calendario ufficiale dell’Oasis Live ’27, rendendo la Capitale uno dei fulcri europei della loro attesissima reunion. Date e location degli show Il teatro di questo evento epocale sarà lo Stadio Olimpico di Roma, la cornice perfetta per accogliere le decine di migliaia di appassionati attesi da ogni parte d’Italia e d’Europa. Le date ufficiali confermate per i concerti romani sono: Inizialmente previste solo per la fine di luglio, la risposta del pubblico e una richiesta di biglietti senza precedenti hanno spinto la band ad aggiungere una terza serata (quella del 26 luglio), trasformando la permanenza romana dei Gallagher in una vera e propria residenza rock. Cosa aspettarsi e come prepararsi La scaletta ripercorrerà i grandi classici che hanno segnato gli anni ’90 e la storia della musica mondiale: da inni generazionali come Wonderwall, Don’t Look Back in Anger e Champagne Supernova, fino ai brani iconici tratti dai primi leggendari album Definitely Maybe e (What’s the Story) Morning Glory?. I biglietti saranno acquistabili attraverso i canali di vendita ufficiali come Ticketmaster, con fasce di prezzo standard che spazieranno da circa 90 € a 270 € (commissioni incluse), a seconda del settore scelto (dalla curva al prato). Considerato l’altissimo livello di richiesta registrato nelle tappe britanniche e internazionali, per garantirsi un posto è fondamentale seguire con attenzione le procedure di registrazione ai presale indicati dai promoter ufficiali. Per chi arriverà da fuori Roma, la zona del Foro Italico è facilmente raggiungibile con i trasporti pubblici dal centro cittadino e dalle stazioni ferroviarie principali, anche se si consiglia di muoversi con largo anticipo nei giorni degli eventi. L’arrivo degli Oasis a Roma non è semplicemente un doppio o triplo concerto, ma la celebrazione di una riappacificazione musicale che i fan attendevano dal 2009. L’estate del 2027 si preannuncia già infuocata sotto il cielo della Capitale.
1. Palestrina, la musica protagonista con la prima Festa della Banda

Dove: Palestrina, Scalinata di Via San BiagioQuando: sabato 19 settembre 2026, dalle 17.30Ingresso: gratuito Palestrina ha dedicato un’intera serata alla musica con la prima edizione della Festa della Banda, appuntamento organizzato dall’Associazione Musicale Bandistica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” e ospitato sabato 19 settembre nella Scalinata di Via San Biagio. Una nuova iniziativa nata per portare la musica nel cuore del centro storico e creare un momento di incontro tra cittadini, appassionati e famiglie. La manifestazione ha preso il via alle 17.30, trasformando la particolare conformazione della scalinata in una sorta di piccolo teatro all’aperto. Un luogo del centro storico è diventato così lo scenario per una serata costruita intorno alla musica dal vivo, alla convivialità e alle attività dell’associazione musicale prenestina. Il primo appuntamento musicale della serata è stato alle 18.30 con il concerto della Italian Brass Band, formazione composta da ottoni e percussioni. Il repertorio ha attraversato generi differenti, dalla tradizione dell’opera italiana al jazz, passando per colonne sonore e composizioni originali per brass band. La formazione è attiva in Italia e all’estero e ha ricevuto diversi riconoscimenti in ambito musicale. La Festa della Banda non è stata però pensata esclusivamente come una rassegna musicale. Alle 19.30 sono stati aperti gli stand enogastronomici realizzati in collaborazione con alcune realtà del territorio. La gastronomia ha accompagnato quindi la seconda parte della serata, creando un momento informale nel quale il pubblico ha potuto fermarsi nel centro storico anche dopo il primo concerto. Alle 21 è tornata protagonista la musica con i BANDAZAR, cover band dedicata al repertorio di Antonello Venditti. La scelta di concludere la serata con una formazione dedicata alla musica italiana ha dato alla manifestazione un’impronta più popolare e partecipativa, affiancando alla prima parte più legata alla tradizione bandistica un repertorio conosciuto dal grande pubblico. L’iniziativa è stata inoltre collegata alle attività della scuola musicale dell’associazione. Il 25 settembre è infatti prevista la ripartenza della scuola, che offre lezioni gratuite e che durante la festa ha avuto anche uno spazio dedicato alla presentazione delle proprie attività. La Festa della Banda rappresenta quindi un nuovo appuntamento all’interno del calendario culturale di Palestrina, città che nel corso dell’anno propone numerose iniziative legate alla musica e alla figura di Giovanni Pierluigi da Palestrina. L’appuntamento si è inserito inoltre nel calendario dell’Estate Prenestina 2026, manifestazione organizzata dal Comune e attiva dal 5 giugno al 27 settembre con appuntamenti distribuiti nel centro storico. Per chi frequenta i Monti Prenestini, la serata del 19 settembre ha rappresentato dunque un’occasione per vivere Palestrina attraverso musica dal vivo, gastronomia e attività culturali, con un evento gratuito ambientato direttamente tra le vie del centro.
San Rocco: la festa nei borghi

Nel panorama delle tradizioni popolari e della devozione religiosa del Lazio, la figura di San Rocco occupa un posto di primissimo piano. Nel mese di agosto, diversi centri dell’area dei Monti Prenestini e delle zone limitrofe interrompono i ritmi quotidiani per dedicare solenni festeggiamenti al santo pellegrino e taumaturgo, invocato storicamente come protettore dalle epidemie e dalle calamità. Tra i comuni in cui questo culto è maggiormente radicato spicca Castel San Pietro Romano, borgo arroccato sull’antica acropoli prenestina, dove i rituali della fede si intrecciano felicemente con momenti di convivialità di piazza, folklore e intrattenimento per l’intera comunità. La devozione, la statua e le processioni solenni Il cuore spirituale delle celebrazioni risiede nei riti religiosi che vedono la partecipazione attiva e commossa della cittadinanza. La devozione per San Rocco affonda le sue radici in secoli di storia rurale, quando le popolazioni locali affidavano alla sua intercessione la protezione dei campi, del bestiame e della salute pubblica. Il momento centrale è costituito dalla solenne processione serale. La statua del Santo, raffigurato con i classici attributi iconografici del pellegrino — quali il bastone, la conchiglia, le piaghe e l’inseparabile cane —, viene portata a spalla dai fedeli lungo le strade del paese. La sfilata religiosa attraversa i vicoli in pietra e le piazzette panoramiche del borgo, illuminate per l’occasione da suggestive luminarie artistiche. Il cammino devozionale è accompagnato dalle preghiere dei partecipanti, dai canti della tradizione e dalle marce eseguite dal complesso bandistico locale, creando un’atmosfera di profonda ed autentica partecipazione collettiva. I momenti di festa: la tombola e i mercatini Parallelamente agli appuntamenti liturgici, la Festa di San Rocco rappresenta un’occasione fondamentale di coesione sociale e di accoglienza per i visitatori e gli emigrati che ritornano nei luoghi d’origine durante le vacanze estive. La piazza principale del borgo si trasforma nel punto di ritrovo della vita comunitaria. Tra le consuetudini più attese e partecipate risalta la tradizionale tombola di piazza. L’estrazione dei numeri, annunciata pubblicamente dal palco tra battute e momenti di sospensione, richiama in piazza centinaia di persone di ogni età, trasformando il gioco in un rito collettivo leggero e spensierato. Lungo le vie del centro vengono inoltre allestiti mercatini dell’artigianato locale e stand enogastronomici, dove è possibile acquistare prodotti della terra, oggetti realizzati a mano e degustare le specialità tipiche della cucina prenestina. Musica in piazza e spettacoli pirotecnici Le serate dedicate a San Rocco si arricchiscono tradizionalmente di intrattenimenti musicali che spaziano dai concerti delle bande cittadine alle esibizioni di complessi locali e di musica folk. Le piazze diventano palcoscenici all’aperto dove la comunità si ritrova per condividere momenti di spensieratezza e balli serali. A chiudere i festeggiamenti, come vuole la consuetudine delle ricorrenze patronali nei borghi laziali, sono i tradizionali spettacoli pirotecnici. Dalle posizioni elevate di Castel San Pietro Romano, i fuochi d’artificio della mezzanotte illuminano la Rocca Colonna e la vallata sottostante, offrendo uno scenario visivo di grande impatto che saluta la festa e rinnova l’appuntamento con la tradizione per l’anno successivo.
Note emergenti e movida: la notte giovane di Palestrina e Zagarolo

I borghi dell’area prenestina si confermano uno dei punti di riferimento più dinamici per le nuove generazioni di artisti e per il pubblico giovanile. Attraverso iniziative diffuse come i Primigenia Music Awards e le rassegne di concerti all’aperto, i comuni di Palestrina e Zagarolo hanno trasformato i propri centri storici in veri e propri palcoscenici a cielo aperto, capaci di unire valorizzazione dei talenti emergenti, grandi ospiti delle scene pop e rap e intrattenimento serale. Primigenia Music Awards: una vetrina per la musica emergente Il Primigenia Music Awards rappresenta una delle realtà concorsuali e performative più significative per la promozione della musica dal vivo nel territorio di Palestrina. Il nome stesso richiama la profonda identità storica della città — legata al culto del Santuario della Fortuna Primigenia — proiettandola tuttavia in una dimensione contemporanea e proiettata verso il futuro. Il contest e i palchi correlati nascono con obiettivi ben precisi: Le fasi finali e i concerti legati al premio trasformano le piazze di Palestrina in un catalizzatore di energia, attirando appassionati e addetti ai lavori da tutta la provincia e dalla capitale. I concerti in piazza tra Zagarolo e Palestrina: tra rap, pop e grandi ospiti L’offerta musicale per i giovani non si limita ai contest per emergenti, ma si estende a una ricca programmazione di concerti in piazza che vede protagonisti i borghi di Palestrina e la vicina Zagarolo. Le storiche piazze e le corti dei palazzi d’epoca — come la maestosa cornice di Palazzo Rospigliosi a Zagarolo o le piazze centrali di Palestrina — diventano l’ambientazione ideale per gli spettacoli dal vivo. La linea artistica sviluppata nelle ultime stagioni punta su un mix equilibrato e accattivante: La movida serale e il valore per il territorio L’integrazione tra la musica dal vivo e la movida serale garantisce un impatto altamente positivo per l’intero tessuto socio-economico dei due borghi. Le serate dei concerti vedono locali, pub, ristoranti e attività di ristorazione gremiti di giovani, creando un’atmosfera viva e di grande fermento. Questo modello di intrattenimento dimostra come i centri storici d’epoca non siano soltanto luoghi di conservazione del passato, ma possano diventare spazi urbani vibranti e a misura di giovane. La combinazione tra l’accoglienza tipica delle comunità locali, la qualità delle proposte musicali e la suggestione dei contesti architettonici rende la notte di Palestrina e Zagarolo una delle esperienze più coinvolgenti dell’estate prenestina.
Palestrina in Festa: Tradizione e Musica per la Madonna del Carmine

La città di Palestrina rinnova ogni estate uno degli appuntamenti religiosi e popolari più sentiti dall’intera comunità: le celebrazioni in onore della Madonna del Carmine. Questa ricorrenza unisce fede profonda, folklore di quartiere e una prestigiosa tradizione musicale che affonda le sue radici nella storia rinascimentale della città, patria del celebre compositore Giovanni Pierluigi da Palestrina. Il quartiere Borgo: il cuore pulsante dei festeggiamenti rionali I festeggiamenti legati alla Madonna del Carmine trovano il loro fulcro ideale e storico nel quartiere Borgo, uno dei rioni più antichi e caratteristici di Palestrina. Tra vicoli addobbati, stendardi e luminarie, la devozione mariana si traduce in un’atmosfera viva e accogliente che coinvolge residenti e visitatori. La macchina organizzativa, guidata dal comitato festeggiamenti e dalla comunità locale, propone un programma che intreccia i momenti liturgici alla vita di piazza: La festa del Carmine al Borgo rappresenta una testimonianza tangibile di come le tradizioni popolari riescano a conservare l’identità di un luogo, tramandando di generazione in generazione il legame tra il quartiere e la sua protettrice. La Cattedrale di Sant’Agapito e la grande tradizione corale Se il quartiere Borgo incarna l’anima popolare della festa, la Cattedrale di Sant’Agapito Martire ne rappresenta il fulcro spirituale e culturale. La basilica cattedrale, principale edificio di culto di Palestrina, fa da cornice solenne alle funzioni religiose e, in particolare, ai concerti di musica sacra e corale che arricchiscono il programma delle celebrazioni. Palestrina vanta un’eredità musicale di livello internazionale grazie alla figura di Giovanni Pierluigi da Palestrina, uno dei più grandi maestri della polifonia rinascimentale. In occasione delle festività del Carmine, la Cattedrale accoglie esibizioni corali di alto profilo: Un legame profondo con la comunità Ciò che rende unica la Festa della Madonna del Carmine a Palestrina è la perfetta armonia tra la dimensione sacra e quella profana, tra la solennità delle esecuzioni corali in Cattedrale e la calore delle feste di strada nel quartiere Borgo. La manifestazione dimostra come la memoria storica e la fede religiosa continuino a essere elementi di coesione sociale imprescindibili. Partecipare a questi giorni di festa significa immergersi nell’autentica cultura prenestina, riscoprendo un patrimonio fatto di devozione sincera, eccellenza musicale e forte senso della famiglia e del territorio.
Palestrina d’Avanguardia: la Ricerca Sonora di Polysonica Festival 2026

Il dialogo tra la memoria storica dell’architettura sacra e l’innovazione della musica contemporanea trova il suo punto di incontro a Palestrina. Dal 25 al 28 giugno 2026, gli spazi del Convento e della Chiesa di Sant’Antonio Abate ospitano la nuova edizione di Polysonica Festival, una quattro giorni interamente dedicata all’esplorazione dei linguaggi musicali di frontiera, alla sperimentazione e alla commistione tra acustica tradizionale e nuove tecnologie digitali. L’iniziativa si inserisce nel panorama delle manifestazioni estive dei Monti Prenestini come un punto di riferimento per gli appassionati di sonorità d’avanguardia, offrendo una proposta culturale che si distacca dai circuiti commerciali per concentrarsi sulla pura ricerca sonora. Lo Spazio e l’Acustica: Sant’Antonio Abate La scelta della sede non è casuale. Il complesso composto dalla Chiesa e dal Convento di Sant’Antonio Abate a Palestrina offre una combinazione unica di caratteristiche acustiche e suggestione visiva. Le mura storiche e le volte della struttura sacra diventano elementi attivi della performance, capaci di amplificare, riflettere e modificare il suono in modi non riproducibili all’interno di un moderno studio di registrazione o di un palazzetto dello sport. I musicisti e i sound designer coinvolti nella manifestazione lavorano tenendo conto delle specificità fisiche del luogo. L’architettura antica si trasforma così in una cassa di risonanza all’interno della quale le frequenze elettroniche e i timbri degli strumenti acustici si fondono, offrendo agli spettatori un’esperienza d’ascolto immersiva e site-specific, legata cioè in modo indissolubile al momento e allo spazio della performance. Il Programma: Quattro Serate di Confine Il festival si articola su un percorso di quattro serate consecutive, ciascuna focalizzata su un aspetto differente della ricerca musicale contemporanea. Il nucleo concettuale di Polysonica Festival 2026 risiede nel superamento delle barriere di genere, mettendo a confronto mondi apparentemente distanti. Il pubblico ha la possibilità di assistere a esecuzioni che uniscono l’improvvisazione radicale alla pianificazione algoritmica, in cui il gesto umano sul legno o sul metallo dello strumento incontra la precisione matematica dei circuiti elettronici. Innovazione Culturale nel Territorio Prenestino Polysonica Festival rappresenta un’importante operazione di decentramento culturale. Portando la musica di ricerca e le arti digitali al di fuori dei grandi centri urbani, la manifestazione valorizza il patrimonio storico locale di Palestrina attraverso una chiave di lettura del tutto moderna. L’evento attira un pubblico eterogeneo, composto sia da specialisti e studiosi delle nuove tendenze musicali, sia da curiosi desiderosi di scoprire modalità espressive inedite. La fruizione dei concerti all’interno degli spazi conventuali favorisce inoltre una dimensione di ascolto intima e concentrata, lontana dalle dinamiche dei grandi festival di massa e orientata alla massima valorizzazione della qualità del suono e della proposta artistica. Con le sue quattro serate di giugno, Polysonica Festival si conferma un appuntamento di rilievo per chiunque voglia comprendere le direzioni future della musica e dell’interazione tra uomo e tecnologia applicata all’arte dei suoni.
Il Festival del Tordo Matto a Zagarolo: Identità Storica e Valorizzazione del Territorio

Zagarolo – Il centro storico di Zagarolo si prepara ad ospitare il Festival del Tordo Matto, un appuntamento istituzionale ed enogastronomico di rilievo per il territorio dei Monti Prenestini e dei Castelli Romani, programmato dal 19 al 21 giugno 2026. L’evento, promosso dall’Amministrazione Comunale in stretta sinergia con la Pro Loco di Zagarolo, le associazioni locali e i commercianti del borgo, rappresenta il fulcro delle attività di valorizzazione delle tradizioni culinarie della comunità gabina prima dell’inizio della programmazione culturale estiva. Che cos’è il Tordo Matto: Origini e Disciplinare A dispetto del nome, che potrebbe trarre in inganno i non residenti, il Tordo Matto non è un piatto a base di selvaggina. Si tratta di un caratteristico involtino di carne equina farcito con un battuto aromatico rigorosamente codificato. La ricetta prevede l’inserimento all’interno del taglio di carne di: La tradizione orale e i documenti storici del comune fanno risalire l’origine di questa preparazione al 1500. Secondo le ricostruzioni storiche locali, la ricetta nacque dall’ingegno delle famiglie contadine e dei pastori del territorio, che utilizzavano le spezie e le erbe aromatiche autoctone per preservare e insaporire la carne. Nel 2023, a coronamento di un lungo percorso di tutela, il Tordo Matto di Zagarolo ha ufficialmente ottenuto il marchio De.Co. (Denominazione Comunale d’Origine). Questo riconoscimento, concesso ufficialmente dall’Amministrazione Comunale guidata dalla sindaca Emanuela Panzironi, certifica la tipicità del prodotto, garantendo l’autenticità degli ingredienti e il rispetto della ricetta storica tramandata nei secoli. La Struttura del Festival e l’Itinerario del Gusto Il festival è concepito come un vero e proprio “itinerario del gusto” che si snoda lungo le arterie principali e le piazze del nucleo antico del paese, partendo da Piazza Marconi fino a coinvolgere Corso Giuseppe Garibaldi. L’organizzazione logistica si basa sull’allestimento di stand enogastronomici (storicamente compresi tra i 10 e i 12 punti di degustazione) gestiti dalle associazioni e dai ristoratori locali. Nelle diverse postazioni, i visitatori hanno la possibilità di assaggiare il Tordo Matto preparato secondo i due metodi tradizionali di cottura previsti dal disciplinare: Oltre alla versione classica dell’involtino, le storiche botteghe artigiane del borgo introducono varianti nate per l’occasione, come i celebri ravioli di pasta all’uovo ripieni di Tordo Matto o le casarecce condite con il ragù bianco derivato dalla medesima carne. Il percorso degustativo prevede, inoltre, l’abbinamento sistematico della pietanza con i vini locali del territorio, coordinato da sommelier professionisti. Attività Collaterali: Cultura, Intrattenimento e Didattica L’evento non si esaurisce nell’offerta culinaria, ma integra un ricco programma culturale studiato per approfondire la storia e l’antropologia del cibo a Zagarolo. Lungo le vie del centro vengono predisposti spazi all’aperto dedicati a: Il tessuto urbano viene infine animato da intrattenimenti musicali dal vivo e performance di folklore locale dislocate a ridosso delle aree di ristoro, garantendo un flusso continuo di visitatori e residenti durante le tre serate del festival.
Giovanni Pierluigi da Palestrina: L’Architetto della Polifonia Rinascimentale

Giovanni Pierluigi da Palestrina rappresenta una delle figure più autorevoli e influenti nella storia della musica occidentale. Attivo nel corso del XVI secolo, il compositore italiano ha definito i canoni della musica sacra cattolica, legando indissolubilmente il proprio nome alla scuola romana e al perfezionamento della tecnica contrappuntistica. La sua opera ha stabilito un modello di equilibrio espressivo e rigore formale che per secoli è rimasto il punto di riferimento assoluto per lo studio della composizione polifonica. Le origini e la formazione Sebbene la data esatta di nascita rimanga non documentata, le fonti storiche convergono nel collocarla tra il 1525 e il l’inizio del 1526 nella città di Palestrina, l’antica Praeneste, situata nei Monti Prenestini a est di Roma. Dal nome della sua città natale derivò il cognome con cui divenne universalmente noto. I primi documenti certi sulla sua formazione risalgono al 13 ottobre 1537, data in cui un faldone dell’archivio della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma lo menziona tra i fanciulli cantori (pueri cantores). In questo periodo il giovane musicista apprese i fondamenti della teoria musicale, del canto fermo e della composizione sotto la guida di maestri di scuola franco-fiamminga, tra cui si annoverano i nomi di Robin Mallapert e Firmin Lebel. Questa prima fase romana fu fondamentale per assimilare la complessa scienza contrappuntistica d’oltralpe, che Palestrina avrebbe successivamente rielaborato in uno stile più fluido e lineare. La carriera tra Palestrina e le Basiliche Romane Nel 1544, Palestrina fece ritorno alla sua città natale per assumere l’incarico di organista e maestro di canto presso la Cattedrale di Sant’Agapito. Il contratto prevedeva l’obbligo di suonare nelle festività, istruire i canonici e formare i giovani cantori. Durante la permanenza nella cittadina prenestina, nel 1547, sposò Lucrezia Gori, dalla quale ebbe diversi figli. La svolta professionale avvenne grazie al legame con il vescovo di Palestrina, Giovanni Maria Ciocchi del Monte. Quando quest’ultimo fu eletto pontefice nel 1550 con il nome di Giulio III, chiamò il musicista a Roma. Nel settembre del 1551, Palestrina fu nominato maestro della Cappella Giulia nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Nel 1554 il compositore pubblicò la sua prima raccolta importante, il Missarum liber primus (Primo libro di Messe), dedicandola esplicitamente al Papa. Come segno di gratitudine, Giulio III lo ammise all’interno del collegio dei cantori della Cappella Sistina nel gennaio 1555, bypassando il rigido esame di ammissione e l’obbligo del celibato (Palestrina era infatti sposato). Tuttavia, l’esperienza alla Sistina si interruppe bruscamente pochi mesi dopo: il nuovo pontefice Paolo IV, intenzionato a ripristinare la rigida disciplina ecclesiastica, applicò rigidamente la regola del celibato e con un motu proprio licenziò i cantori sposati, concedendo loro una pensione. Palestrina non rimase a lungo inattivo. Tra il 1555 e il 1571 guidò le cappelle musicali delle altre due grandi basiliche romane: prima San Giovanni in Laterano (fino al 1560) e successivamente Santa Maria Maggiore (dal 1561 al 1566). In seguito accettò l’incarico di direttore musicale presso il Seminario Romano e prestò servizio per il cardinale Ippolito d’Este. Nel 1571, alla morte del musicista Giovanni Animuccia, tornò a ricoprire il ruolo di maestro della Cappella Giulia a San Pietro, incarico che mantenne per il resto della sua vita. Il Concilio di Trento e il “Mito” della Missa Papae Marcelli L’attività di Palestrina si colloca nel pieno della Controriforma cattolica. Il Concilio di Trento (1545–1563) affrontò anche la riforma della musica liturgica, criticando l’eccessiva complessità della polifonia franco-fiamminga, che spesso rendeva il testo sacro del tutto incomprensibile ai fedeli a causa del sovrapporsi caotico delle linee melodiche e dell’uso di melodie profane come base per le composizioni sacre. In questo contesto si inserisce la composizione della Missa Papae Marcelli (Messa di Papa Marcello), pubblicata nel 1567 nel suo secondo libro di messe. Una radicata tradizione storiografica ottocentesca ha attribuito a questa specifica composizione il merito di aver “salvato la polifonia” dall’abolizione totale da parte delle autorità ecclesiastiche, dimostrando che era possibile unire una raffinata architettura a più voci con l’assoluta chiarezza della parola cantata. Sebbene la ricerca storica moderna abbia ridimensionato i toni leggendari di questo salvataggio isolato, resta un dato di fatto documentato che l’opera di Palestrina rispose perfettamente alle linee guida tridentine, diventando il modello esemplare di musica devozionale. Lo stile prenestiniano Il linguaggio musicale di Palestrina si distingue per un ideale di purezza formale e assoluto controllo della dissonanza. I tratti distintivi dello “stile prenestiniano” (noto anche come stile antico o prima prattica) includono: Gli ultimi anni e la vasta produzione L’ultimo periodo della vita del compositore fu segnato da gravi lutti familiari provocati dalle epidemie di peste che colpirono Roma, a causa delle quali perse la moglie Lucrezia e due dei suoi figli. Nel 1581, dopo aver preso in considerazione l’ipotesi di prendere i voti religiosi, Palestrina sposò in seconde nozze Virginia Dormoli, una facoltosa vedova di un mercante di pellicce. Questa unione gli garantì una notevole stabilità finanziaria, permettendogli di autofinanziare la pubblicazione di numerose sue opere negli ultimi anni di vita. Il catalogo delle opere di Palestrina è monumentale e interamente votato alla produzione vocale a cappella (senza accompagnamento strumentale indipendente). La sua produzione accertata comprende: Giovanni Pierluigi da Palestrina morì a Roma il 2 febbraio 1594. Fu sepolto nella Basilica di San Pietro all’interno della cappella dei Nuovi Auditores, alla presenza del clero e di numerosi musicisti della città. La sua eredità teorica e pratica fu codificata nei secoli successivi, in particolare dal teorico Johann Joseph Fux nel trattato Gradus ad Parnassum (1725), rimanendo lo standard formativo per generazioni di compositori, da Johann Sebastian Bach fino a Wolfgang Amadeus Mozart e oltre.
Lazio Maggio 2026: Guida Completa tra Arte, Tradizioni Popolari e Grandi Eventi

Il Lazio a maggio è un mosaico di appuntamenti che spaziano dalle celebrazioni religiose millenarie alle mostre d’arte contemporanea, dalle fiere di settore ai tour musicali dei grandi artisti italiani. Di seguito un elenco dettagliato e suddiviso per categorie degli eventi certi e confermati previsti per maggio 2026 nella regione Lazio. Arte e Mostre a Roma e Provincia Il polo museale di Roma offre una programmazione densa per l’intera primavera 2026. Sagre, Feste Popolari e Tradizioni Maggio è il mese d’elezione per le sagre legate ai prodotti della terra e alle tradizioni contadine. Concerti e Spettacoli a Roma La capitale ospita tappe fondamentali di tour nazionali e internazionali. Eventi Vari e Manifestazioni Sport Per gli appassionati di calcio, maggio segna la chiusura della Serie A 2025–26:
Addio a Enrica Bonaccorti: Ritratto di una Protagonista della Cultura Italiana

Il mondo dello spettacolo e della cultura italiana piange la scomparsa di Enrica Bonaccorti, spentasi a Roma ieri, 12 marzo 2026, all’età di 76 anni. Con lei scompare una figura di rara poliedricità, capace di attraversare cinquant’anni di storia nazionale restando sempre fedele a uno stile colto, ironico e profondamente empatico. La sua carriera non è stata solo una successione di successi televisivi, ma un percorso intellettuale che ha toccato la musica, il teatro e la letteratura. Le Radici nel Teatro e la Sensibilità Poetica Nata a Savona il 18 novembre 1949, Enrica Bonaccorti ha vissuto una giovinezza itinerante a causa della carriera del padre, ufficiale di carriera, stabilendosi infine a Roma. È nella capitale che inizia la sua formazione artistica nel teatro d’avanguardia degli anni Sessanta, collaborando con icone come Paola Borboni. Questa base teatrale le ha conferito una padronanza del mezzo espressivo e una dizione impeccabile che sarebbero diventate il suo marchio di fabbrica. Tuttavia, il suo primo grande contributo alla cultura di massa avviene “dietro le quinte” come autrice di testi musicali. L’incontro con Domenico Modugno genera un sodalizio artistico storico: la Bonaccorti scrive le parole di brani immortali come “La lontananza” (1970) e “Amara terra mia” (1971). In queste canzoni, la sua scrittura si rivela capace di coniugare la semplicità popolare con una profondità poetica che ancora oggi risuona nelle antologie della musica leggera italiana. L’Epoca d’Oro della Televisione Il grande pubblico la identifica indissolubilmente con il volto rassicurante e intelligente della televisione degli anni Ottanta e Novanta. Nel 1985, riceve il testimone da Raffaella Carrà per la conduzione di “Pronto, chi gioca?” su Rai 1. Sotto la direzione di Gianni Boncompagni, Enrica Bonaccorti trasforma il salotto pomeridiano in un luogo di dialogo diretto con gli spettatori, vincendo tre Telegatti e diventando una delle conduttrici più amate d’Italia. Il passaggio a Fininvest (oggi Mediaset) all’inizio degli anni Novanta segna un’altra tappa fondamentale. Conduce con successo “Cari genitori” e inaugura la prima stagione di “Non è la Rai” (1991). In un contesto dominato dall’esuberanza giovanile, la sua conduzione misurata e professionale ha garantito l’equilibrio necessario al lancio di quello che sarebbe diventato un fenomeno di costume generazionale. Il Ritorno alla Parola: Radio e Letteratura Nonostante il successo televisivo, la Bonaccorti non ha mai smesso di coltivare la passione per la parola parlata e scritta. La sua voce è stata per anni protagonista su Rai Radio 2, dove in programmi come “Chiamate Roma 3131” ha dimostrato una straordinaria capacità di ascolto e di analisi dei problemi sociali, trattando con rispetto e competenza le storie della gente comune. Nell’ultima fase della sua vita, si è dedicata con vigore alla carriera di scrittrice. I suoi romanzi, tra cui spiccano “La pecora rossa” (2007), “L’uomo d’amore” (2010) e il più recente “Condominio addio!” (2022), testimoniano una maturità narrativa che affronta le complessità delle relazioni umane e i paradossi della società moderna con uno sguardo lucido e mai banale. Un’Eredità di Stile e Integrità Enrica Bonaccorti è stata colpita da una grave malattia nell’ultimo periodo della sua vita, un percorso che ha affrontato con la consueta dignità e trasparenza, mantenendo un legame costante con il suo pubblico attraverso interventi pubblici e social. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in un panorama mediatico che lei stessa ha contribuito a costruire e a nobilitare. Non è stata solo una conduttrice, ma una comunicatrice a tutto tondo: attrice, paroliere, giornalista e romanziera. La sua eredità risiede nella lezione di garbo e preparazione che ha lasciato a chiunque voglia intraprendere la carriera nello spettacolo, dimostrando che la popolarità può e deve andare di pari passo con la cultura e il rigore professionale.