A Bellegra tornano le Tacchie ai Funghi Porcini

Dove: Bellegra (RM), Piazza del Municipio e centro del paeseQuando: 9, 10 e 11 ottobre 2026Cosa trovare: tacchie ai funghi porcini, prodotti tipici, artigianato, musica e folklore A Bellegra ottobre è dedicato a uno dei piatti più caratteristici della cucina locale. Dopo il primo appuntamento di inizio mese, dal 9 all’11 ottobre torna la 18ª Sagra delle Tacchie ai Funghi Porcini, manifestazione che unisce gastronomia, artigianato, musica e tradizioni del borgo. Le tacchie sono una pasta fatta a mano preparata con acqua, farina e uova. L’impasto viene lavorato e successivamente tagliato a mano in forme irregolari, secondo una preparazione tradizionale che trova nei funghi porcini uno degli abbinamenti più caratteristici. La sagra si sviluppa nel centro di Bellegra attraverso stand gastronomici e artigianali. I visitatori potranno quindi assaggiare il piatto protagonista dell’evento e, allo stesso tempo, scoprire altri prodotti del territorio. La scelta di dedicare la manifestazione a un piatto della cucina locale permette di raccontare anche il rapporto tra gastronomia e territorio. Le tacchie appartengono infatti a una tradizione casalinga e popolare che nel corso degli anni è diventata uno degli elementi riconoscibili della cucina bellegrana. Durante il fine settimana non mancheranno musica e appuntamenti folkloristici. La festa non sarà quindi soltanto un’occasione per sedersi a tavola, ma un momento di incontro che coinvolgerà le strade e le piazze del paese. Tra gli appuntamenti più caratteristici del secondo weekend ci sarà anche il corteo storico “Gens Vitellia”, previsto per domenica 11 ottobre. L’iniziativa permetterà di riportare il pubblico indietro nel tempo, collegando la festa gastronomica alla storia e alle origini del borgo. L’evento può diventare inoltre un’occasione per visitare Bellegra e il territorio dei Colli Prenestini in un periodo dell’anno particolarmente adatto alle passeggiate e alla scoperta dei piccoli centri dell’area. La sagra si rivolge quindi a un pubblico molto ampio: dagli appassionati di cucina tradizionale alle famiglie, fino a chi vuole semplicemente trascorrere una giornata fuori porta e conoscere uno dei prodotti gastronomici più rappresentativi di Bellegra. La 18ª edizione della Sagra delle Tacchie ai Funghi Porcini si svolgerà anche nel weekend del 9-11 ottobre, con degustazioni a pranzo e cena e un programma di iniziative collaterali.

Castel San Pietro Romano: al via la VI edizione di “Pranzo nel Borgo”

Un viaggio suggestivo tra memoria rurale, storia medievale e i sapori autentici dei Monti Prenestini. Domenica 11 ottobre 2026 (dalle ore 11:00 alle 19:00), uno dei Borghi più Belli d’Italia torna a vestirsi d’antico per la VI edizione di “Pranzo nel Borgo”, un appuntamento ideato per riscoprire le radici del territorio attraverso il cibo, la rievocazione storica e le tradizioni contadine. Il programma della giornata: tra storia e tradizione La manifestazione offrirà un ricco programma di iniziative sparse nel centro storico, alla Rocca dei Colonna e in Piazza San Pietro: Ad accompagnare tutta la giornata ci sarà la musica dal vivo del gruppo ERRE SEI. Info utili, biglietti e navette

San Cesareo, la 56ª Sagra dell’Uva chiude settembre

Dove: San Cesareo, centro urbanoQuando: 25, 26 e 27 settembre 2026Organizzazione: Pro Loco San Cesareo A San Cesareo l’ultimo fine settimana di settembre è dedicato alla tradizione e ai prodotti del territorio. Dal 25 al 27 settembre torna infatti la 56ª Sagra dell’Uva e dei Prodotti Tipici, uno degli appuntamenti inseriti nel calendario dell’Estate Sancesarese 2026. La manifestazione è organizzata dalla Pro Loco San Cesareo e si svolgerà nel centro urbano. La sagra arriva al termine del programma estivo ufficiale del Comune, che ha accompagnato San Cesareo durante i mesi di luglio, agosto e settembre con numerose iniziative organizzate dalle associazioni e dai comitati locali. Il calendario comunale individua proprio nelle giornate del 25, 26 e 27 settembre l’appuntamento con la 56ª edizione della Sagra dell’Uva e dei Prodotti Tipici. L’evento rappresenta uno degli appuntamenti gastronomici tradizionali della zona e porta al centro dell’attenzione l’uva e le produzioni legate alla cultura alimentare locale. Le sagre dedicate ai prodotti agricoli hanno infatti una funzione che va oltre la semplice degustazione. Sono occasioni nelle quali il territorio racconta la propria storia attraverso prodotti, ricette e tradizioni che vengono riproposti all’interno degli spazi pubblici. A San Cesareo la sagra rappresenta inoltre un appuntamento di fine estate. Il mese di settembre segna infatti il passaggio dalla programmazione estiva alle iniziative autunnali e la festa dell’uva diventa uno degli ultimi grandi appuntamenti del calendario comunale. Durante i tre giorni della manifestazione il centro urbano sarà il punto di riferimento per cittadini e visitatori, con iniziative dedicate alla gastronomia e alla convivialità. L’appuntamento si inserisce in un periodo particolarmente ricco per i comuni dei Monti Prenestini. Nello stesso weekend sono infatti previsti eventi culturali e sportivi a Palestrina, Zagarolo, Valmontone e altri centri dell’area. Il 26 settembre, inoltre, San Cesareo sarà coinvolta negli itinerari autunnali del Museumgrandtour, con un percorso dedicato alle antiche vie del viaggio che collegherà il territorio con Zagarolo. La presenza di questi appuntamenti nello stesso fine settimana permette quindi di costruire una giornata più ampia alla scoperta del territorio: dalla cultura alla gastronomia, passando per la storia delle infrastrutture e dei collegamenti che hanno caratterizzato l’area prenestina. Per chi vive nei comuni vicini, la Sagra dell’Uva rappresenta una delle occasioni di settembre per trascorrere una serata all’aperto, incontrare produttori e associazioni e riscoprire alcuni dei sapori legati alla tradizione locale. La 56ª edizione si svolgerà dal 25 al 27 settembre nel centro urbano di San Cesareo. Per orari e programma dettagliato delle singole giornate è opportuno fare riferimento agli aggiornamenti della Pro Loco e del Comune.

La Silla e la Fortuna: il gigante di pietra di Palestrina e i suoi oracoli segreti

Se pensate che la Roma antica abbia concentrato tutte le sue meraviglie ingegneristiche e religiose entro le mura aureliane, dovete salire verso i Colli Prenestini per ricredervi. A Palestrina, l’antica Praeneste, sorge una struttura che lasciava a bocca aperta perfino i viaggiatori del Gran Tour: il Santuario della Fortuna Primigenia. Costruito su ben sei terrazze artificiali scavate nella roccia del Monte Ginestro, questo enorme complesso elicoidale era la sede dell’oracolo delle Sortes Prenestinae. La storia di questo luogo affonda le radici nel mito. Si racconta che un nobile locale, Numerio Suffustio, dopo aver fatto ripetuti sogni premonitori, spezzò una selce nel punto indicato dalle visioni. Miracolosamente, dalla roccia viva sgorgarono delle tavolette d’oro finemente incise in caratteri arcaici: le famose “sorti”. Per secoli, da ogni angolo del Mediterraneo – compresi generali del calibro di Lucio Cornelio Silla e imperatori romani – migliaia di pellegrini salirono a Palestrina per conoscere il proprio destino. Il rito era suggestivo e inquietante: un fanciullo scendeva in un pozzo sacrale per estrarre a sorte i legni o le tavolette, che venivano poi interpretate dai sacerdoti. Ciò che rende questo luogo una vera curiosità della regione laziale è la sua incredibile “sopravvivenza”. Per secoli, la Palestrina medievale è stata letteralmente costruita sopra il santuario romano, inglobandolo. Fu soltanto nel 1944, a causa dei tragici bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che rasarono al suolo il centro abitato moderno, che l’antica struttura romana riemerse intatta dalle macerie, rivelando le sue imponenti gradinate, i ninfei e la scenografica cappella circolare superiore. Oggi, camminare tra le rampe e i portici del santuario significa compiere un salto indietro di oltre duemila anni. Dalle terrazze più alte la vista spazia sull’intera Valle del Sacco fino al mare di Anzio; un panorama da cui i sacerdoti leggitori del futuro osservavano il volo degli uccelli. Visitarlo all’inizio di settembre, quando il sole calante illumina di traverso la pietra tufo rosa, restituisce la sensazione esatta di trovarsi di fronte a uno dei centri di potere spirituale più affascinanti dell’Italia antica. Un luogo dove la roccia racconta ancora le speranze di chi chiedeva responsi sulla propria vita.

Sentieri storici e natura a San Vito Romano

Situato a un’altitudine di circa 650 metri sul livello del mare lungo la dorsale settentrionale dei Monti Prenestini, il borgo di San Vito Romano costituisce un punto d’osservazione panoramico di prim’ordine sul paesaggio dell’entroterra laziale. Il mese di settembre rappresenta il momento ideale per visitare questo centro urbano e i suoi dintorni, grazie alle condizioni meteorologiche stabili e a un patrimonio boschivo dominato da castagni, querci e faggi che incorniciano il territorio comunale. La storia di San Vito Romano è storicamente legata alla sua collocazione geografica strategica, posta a presidio delle vie di comunicazione che collegano la Valle del Sacco con la Valle del Giovenzano e il bacino dell’Aniene. Il centro storico, la cui parte più antica è denominata “Borgo Mario”, conserva la struttura urbanistica tipica dei villaggi fortificati medievali, caratterizzata da un tessuto di vicoli stretti, scalinate in pietra locale, archi e palazzi d’epoca. Tra le emergenze architettoniche di maggior rilievo spicca il Palazzo Theodoli, edificio nobiliare che fu sede della famiglia Theodoli, feudataria del luogo per diversi secoli. Il palazzo è affiancato da un parco pubblico alberato, dal cui belvedere si gode di una vista panoramica che abbraccia i vicini complessi montuosi dei Monti Caprini e dei Monti Simbruini. Dal punto di vista dell’escursionismo e delle attività all’aria aperta, San Vito Romano offre numerosi itinerari che si innestano nella rete dei sentieri tracciati dal CAI (Club Alpino Italiano). Uno dei percorsi più frequentati dagli appassionati di trekking è il sentiero che collega il centro abitato di San Vito Romano con i comuni limitrofi di Capranica Prenestina e Pisoniano. Il tracciato si snoda attraverso castagneti secolari e tratti di crinale roccioso, consentendo di osservare le peculiari formazioni geologiche calcaree che caratterizzano la dorsale dei Monti Prenestini. Lungo il cammino è possibile riscontrare forme di carsismo superficiale, come inghiottitoi e doline, oltre a una varietà di specie vegetali tipiche dei contesti sub-montani. L’area è inoltre habitat naturale per diverse specie di fauna selvatica, tra cui poiane, volpi e cinghiali. Un’escursione a San Vito Romano nella prima settimana di settembre permette anche di avvicinarsi alla tradizione enogastronomica locale, fortemente legata ai prodotti della terra e della montagna. La cucina del borgo propone primi piatti a base di pasta fresca fatta in casa, come le sagne e i gnocchi della tradizione prenestina, conditi con sughi a base di carni locali o con i primi funghi porcini raccolti nei boschi circostanti a seguito delle piogge di fine estate. Il comune è raggiungibile in automobile percorrendo la strada statale Empolitana oppure usufruendo delle linee di autobus del servizio di trasporto pubblico regionale COTRAL, con collegamenti diretti in partenza dal capolinea di Roma Ponte Mammolo e dalla stazione ferroviaria di Valmontone.

Settembre nei boschi di Cave e Genazzano

Con l’inizio del mese di settembre e la progressiva diminuzione delle temperature estive, il comprensorio geografico dei Monti Prenestini si presenta come una meta ideale per le attività di escursionismo leggero e per la riscoperta del patrimonio naturalistico rurale. La zona territoriale che comprende i comuni di Cave e Genazzano offre una combinazione equilibrata di estesi boschi secolari, infrastrutture per la mobilità dolce e testimonianze di architettura feudale, rendendo l’area idonea per uscite all’aria aperta fruibili da diverse tipologie di visitatori. Il comune di Cave affonda le proprie radici economiche e sociali nella tradizione agricola e nella gestione delle risorse boschive. Le pendici collinari che circondano il centro abitato sono ricoperte da estesi castagneti coltivati che per secoli hanno rappresentato la fonte primaria di sussistenza per la popolazione locale. Camminare lungo la rete di sentieri che attraversa i boschi di Cave consente di osservare la struttura del paesaggio agrario prenestino e di beneficiare di un microclima fresco. Tra le infrastrutture utilizzate per le passeggiate e le escursioni in bicicletta spicca il tracciato riconvertito dell’ex ferrovia Roma-Fiuggi-Alatri-Vico nel Lazio. Questa linea ferroviaria a scartamento ridotto, la cui operatività è cessata gradualmente nella seconda metà del Novecento, è stata in parte recuperata e trasformata in un percorso ciclopedonale. Il tracciato si caratterizza per pendenze minime e regolari, consentendo di attraversare ampi tratti di campagna e zone alberate in totale sicurezza, lontano dal traffico veicolare. Spostandosi di pochi chilometri in direzione est si raggiunge il comune di Genazzano, il cui centro storico si sviluppa su uno sperone di tufo che domina la vallata sottostante. L’elemento architettonico di maggiore rilevanza è rappresentato dal Castello Colonna, una imponente struttura fortificata di origine medievale successivamente ampliata e trasformata in residenza rinascimentale dalla famiglia Colonna, che ha legato indissolubilmente il proprio nome alle vicende storiche del feudo. A breve distanza dal nucleo urbano principale si trova l’Istituzione Parco Regionale Naturale dell’Ammannato, un’area protetta d’interesse locale istituita per tutelare un ecosistema di notevole valore biologico. Il parco è attraversato dal corso del torrente Elvella ed è ricoperto da boschi di quercia, acero e macchia mediterranea. Una serie di sentieri attrezzati e segnalati permette di percorrere le sponde del torrente, offrendo punti di osservazione sulla flora e sulla fauna ripariale locale. Per coloro che intendono programmare una visita all’inizio del mese di settembre, la zona di Cave e Genazzano risulta facilmente accessibile sia mediante la strada statale Via Casilina sia usufruendo dell’autostrada A1 con uscita al casello di Valmontone. I percorsi naturalistici e ciclopedonali della zona non presentano difficoltà tecniche rilevanti, risultando idonei sia per famiglie con bambini sia per praticanti di camminata sportiva. Dal punto di vista della ristorazione, la prima settimana di settembre permette di gustare i prodotti della gastronomia locale nei ristoranti e nelle fraschette dei borghi, con menù incentrati su paste fresche fatte in casa, insaccati della tradizione contadina e i vini della zona, tra cui la DOC Zagarolo e le produzioni IGT Lazio ricavate dai vigneti della fascia collinare prenestina.

Palestrina e Castel San Pietro tra storia e gusto

La parte finale del mese di agosto costituisce il momento ideale per esplorare il patrimonio archeologico e le tradizioni enogastronomiche della fascia dei Monti Prenestini. Con il progressivo calo delle temperature e una riduzione del flusso turistico legato alle vacanze di metà mese, il percorso che collega i comuni di Palestrina e Castel San Pietro Romano consente di realizzare un itinerario incentrato sulla grande architettura dell’antichità classica e sulla struttura dei borghi di epoca medievale. Palestrina, l’antica Praeneste, ospita un complesso monumentale di primaria importanza per l’archeologia del Mediterraneo: il Santuario della Fortuna Primigenia. Risalente alla fine del II secolo a.C., la struttura rappresenta un capolavoro di architettura ellenistica, edificato sfruttando la naturale inclinazione del Monte Ginestro attraverso la costruzione di un sistema di terrazze artificiali sovrapposte. Il complesso monumentale si articola su rampe porticate, esedre e una vasta cavea superiore, sulla cui sommità fu integrato nel XVII secolo il Palazzo Colonna Barberini. Oggi l’edificio è sede del Museo Archeologico Nazionale di Palestrina. Tra le opere conservate all’interno delle sale museali spicca il celebre Mosaico del Nilo, una pavimentazione a mosaico di epoca ellenistica che raffigura con estrema precisione e ricchezza di dettagli il corso del fiume Nilo durante l’inondazione, compresi scorci di flora, fauna e scene di vita quotidiana dell’Egitto tolemaico. Risalendo i tornanti del Monte Ginestro per circa tre chilometri si raggiunge Castel San Pietro Romano, posizionato a circa 752 metri di altitudine. Il borgo sorge esattamente sull’area che costituiva l’antica acropoli difensiva di Praeneste. Il centro abitato conserva la Rocca Colonna, una struttura fortificata di epoca medievale eretta per scopi di avvistamento e difesa, e si articola in una fitta rete di vicoli e piazze in pietra. Oltre al suo rilevante valore storico-architettonico, Castel San Pietro Romano è famoso per essere stato scelto come ambientazione cinematografica negli anni Cinquanta: nel 1953 il regista Luigi Comencini vi girò il celebre film Pane, amore e fantasia, trasformando il paese nel borgo immaginario di Sagliena. Sotto il profilo gastronomico, la visita tra Palestrina e Castel San Pietro Romano permette di approfondire la conoscenza delle tipicità culinarie locali. Tra i prodotti da forno più rappresentativi vi è il “Giglietto di Palestrina”, un biscotto secco preparato essenzialmente con farina, uova e zucchero, modellato manualmente a forma di giglio. La ricetta venne importata a Palestrina verso la fine del XVII secolo dai cuochi di corte della famiglia Barberini di rientro dalla Francia, ed è attualmente tutelata come presidio Slow Food. Durante la fine di agosto, le cantine e i locali dei due centri storici offrono la possibilità di abbinare questo dolciume ai vini a Indicazione Geografica Tipica prodotti nei vigneti coltivati sui terreni vulcanici e tufacei dei Colli Prenestini, accompagnati dai salumi e dai formaggi tipici della produzione agricola locale.

Il pane e i forni dei Monti Prenestini

La tradizione della panificazione rappresenta uno dei pilastri più autentici e profondi della cultura materiale dei Monti Prenestini. In questa dorsale del Lazio, il pane non ha costituito soltanto l’alimento base dell’alimentazione contadina, ma un vero e proprio marcatore d’identità locale. La varietà dei cereali impiegati, le tecniche di lievitazione naturale e l’uso storico dei forni a legna comunitari o di quartiere hanno generato nei diversi borghi del territorio produzioni da forno con caratteristiche organolettiche e forme uniche. Le materie prime e la lievitazione naturale La qualità del pane prenestino è storicamente legata alla scelta degli ingredienti e al rispetto dei tempi di lavorazione. La cottura nei forni a legna e le specialità locali Un ruolo determinante nella resa del pane prenestino è svolto dalle modalità di cottura. Nei centri storici di comuni come San Cesareo, Palestrina, Cave, Gallicano nel Lazio e San Vito Romano, la cottura avviene tuttora all’interno di forni alimentati con legna di potatura locale, prevalentemente di castagno, quercia o olivo. Il valore culturale del pane nella società contadina Nel contesto dei Monti Prenestini, la preparazione del pane ha rivestito per secoli un profondo significato sociale e simbolico: Riscoprire oggi il pane dei Monti Prenestini significa entrare in contatto con un patrimonio d’artigianato vivo che unisce il rispetto della terra, la maestria dei fornai locali e i sapori schietti della tavola laziale.

Ferragosto fresco a Guadagnolo e Mentorella

Per sfuggire alle elevate temperature estive della capitale senza dover compiere lunghi spostamenti, la dorsale montuosa dei Monti Prenestini offre un’alternativa strategica fondata su altitudine, patrimonio naturalistico e testimonianze storiche. Guadagnolo, frazione del comune di Capranica Prenestina, rappresenta il centro abitato residenziale e permanente più alto dell’intera regione Lazio, situato ad un’altitudine di circa 1.218 metri sul livello del mare. Questa collocazione topografica garantisce condizioni climatiche con temperature sensibilmente più miti rispetto alla pianura circostante e alla Valle del Sacco, trasformando la località in una meta ideale e consolidata per le uscite fuori porta della giornata del 15 agosto. L’altopiano su cui sorge Guadagnolo è caratterizzato da una morfologia prevalentemente calcarea, dove la vegetazione autoctona vede la presenza dominante di estese faggete, boschi misti e praterie montane adibite al pascolo. Dalla sommità dello sperone roccioso si gode di un panorama geografico a 360 gradi che abbraccia la Valle del Giovenzano, i Monti Simbruini, i Monti Tiburtini e la campagna romana, fino a scorgere la linea della costa tirrenica nelle giornate prive di foschia. L’area si presta a varie attività escursionistiche grazie a una rete di sentieri e mulattiere tracciati e segnalati, fruibili sia da camminatori con adeguato allenamento sia da visitatori in cerca di zone d’ombra dove sostare. A poca distanza dal borgo di Guadagnolo, arroccato su uno sprone di roccia a strapiombo sulla vallata sottostante, sorge il Santuario della Mentorella. Questo luogo di culto è riconosciuto come uno dei complessi mariani più antichi d’Italia. La tradizione e le fonti storiografiche ne collocano l’origine al IV secolo d.C., associando la prima consacrazione alla figura dell’imperatore Costantino e al vescovo Santo Erasmo, prima che l’area passasse sotto l’influenza e la gestione dei monaci benedettini dell’abbazia di Subiaco. Successivamente, nel XVII secolo, il santuario visse un importante periodo di restauro e valorizzazione per iniziativa del dotto gesuita tedesco Athanasius Kircher. In epoca moderna, la Mentorella è nota per essere stata un luogo di preghiera e meditazione particolarmente amato da Papa Giovanni Paolo II, il quale vi si recò in visita privata in numerose occasioni durante il suo pontificato. Per quanti intendono programmare una visita durante la giornata di Ferragosto, occorre tenere conto dell’elevato afflusso di veicoli lungo l’unica arteria stradale di accesso, la strada provinciale che risale da Capranica Prenestina o da Casape. È consigliabile pianificare lo spostamento nelle prime ore del mattino per usufruire delle aree adibite a parcheggio ed evitare blocchi alla viabilità nei punti più stretti della Carreggiata. Per quanto riguarda la ristorazione, i visitatori possono scegliere tra la sosta nelle aree picnic naturali — dove vige il rigido divieto di accendere fuochi liberi e l’obbligo di recuperare i propri rifiuti — e le trattorie locali situate all’interno del borgo, specializzate nella preparazione di piatti della tradizione contadina a base di carni alla brace, formaggi ovini e paste fatte in casa.

Capranica Prenestina: festa nel borgo

Arroccato a oltre novecento metri di altitudine sul crinale dei Monti Prenestini, Capranica Prenestina rappresenta un punto di riferimento per chi cerca un incontro autentico tra natura, storia e tradizioni enogastronomiche dell’alta quota laziale. Incluso nel prestigioso club dei “Borghi più Belli d’Italia”, il centro abitato si distingue per la sua struttura urbanistica medievale, dominata dall’imponente sagoma di Palazzo Capranica e dalla caratteristica cupola della Chiesa della Madonna delle Grazie, attribuita alla scuola del Vignola. Durante le ricorrenze festive e le sagre estive, le stradine in pietra e le piazzette del paese trasformano l’intero abitato in un percorso a cielo aperto dedicato alla valorizzazione del patrimonio locale. Il centro storico e il Museo Civico Naturalistico La scoperta di Capranica Prenestina prende avvio dalle architetture del centro storico. Attraversando le scalinate e i vicoli coperti, si raggiunge Palazzo Capranica, edificio storico che costituisce il cuore culturale del comune. All’interno del palazzo ha sede il Museo Civico Naturalistico dei Monti Prenestini, un’istituzione fondamentale per la comprensione della biodiversità locale. Il percorso museale offre una panoramica dettagliata sulle peculiarità ambientali della catena montuosa. Attraverso diorami, collezioni didattiche e sezioni espositive, il museo illustra la flora e la fauna tipiche dei boschi di querce, castagni e faggi che ricoprono i versanti circostanti. La visita consente di approfondire la conoscenza degli ecosistemi appenninici, creando un legame diretto tra la cultura scientifica e la realtà del paesaggio montano che si osserva affacciandosi dai punti panoramici del paese. Il percorso degustazione: le tipicità montane L’identità di Capranica Prenestina si esprime in modo netto attraverso la sua tradizione culinaria, legata alle risorse del territorio boschivo e alla pastorizia. Durante le manifestazioni gastronomiche, il borgo allestisce itinerari del gusto che consentono di assaporare le ricette della cucina povera e di montagna. I prodotti del bosco svolgono un ruolo di primissimo piano. I funghi porcini, raccolti nei legneti circostanti, e le castagne rappresentano ingredienti base per primi piatti lavorati a mano e zuppe contadine. Tra le specialità pastorali spiccano i formaggi locali, in particolare il pecoraio e le caciotte stagionate prodotte nei pascoli dell’alta quota prenestina, accompagnati da ricotte fresche servite con miele di melata o di castagno. Un posto d’onore spetta alle lavorazioni della carne e ai insaccati artigianali, oltre ai primi piatti tradizionali conditi con ragù di cinghiale o sughi a base di erbe spontanee di montagna. A chiudere i percorsi di degustazione sono spesso i dolci tipici realizzati con farina di castagne o arricchiti da frutta secca locale, abbinati ai vini rossi del territorio laziale. Natura e accoglienza della comunità Partecipare alle feste di borgo a Capranica Prenestina significa vivere un’esperienza integrata che unisce il piacere della tavola alla fruizione dell’ambiente naturale. La posizione geografica del comune lo rende infatti una base di partenza ideale per escursioni e passeggiate lungo i sentieri della rete escursionistica dei Prenestini. L’atmosfera che si respira tra i banchi di degustazione e lungo le vie del centro riflette lo spirito di accoglienza della comunità locale, impegnata nella tutela e nella promozione delle proprie radici culturali.