Torna il Festival del Tordo Matto

Zagarolo, da venerdi 19 a domenica 21 giugno 2026, nel centro storico della citta. Prende il via il Festival del Tordo Matto, appuntamento che riporta al centro una delle specialita gastronomiche piu rappresentative del territorio e che, per tutto il fine settimana, trasforma il borgo in uno spazio di incontro tra cucina, identita locale e intrattenimento. Non si tratta soltanto di una festa dedicata al cibo, ma di una manifestazione che punta a valorizzare le radici culturali di Zagarolo attraverso un programma capace di unire convivialita, memoria e partecipazione. Il protagonista assoluto della rassegna e naturalmente il Tordo Matto, prodotto simbolo della tradizione locale, legato alla storia gastronomica dell’area e diventato nel tempo uno degli elementi piu riconoscibili del patrimonio culinario zagarolese. Attorno a questa eccellenza prende forma un evento che non si limita alla degustazione, ma costruisce un racconto piu ampio sul rapporto tra territorio e comunita. La cucina, in questo contesto, diventa infatti il punto di partenza per riscoprire usi, sapori e consuetudini che continuano a definire il carattere del paese. La manifestazione si sviluppa nel centro storico di Zagarolo, scelta che rafforza il legame tra l’evento e il tessuto urbano della citta. Le piazze, le strade e gli scorci del borgo diventano cosi parte integrante dell’esperienza, creando un’atmosfera diffusa in cui il pubblico puo muoversi tra proposte gastronomiche, momenti musicali e occasioni di socialita. E proprio questa dimensione collettiva a rendere il festival qualcosa di piu di una semplice sagra: il paese si presenta come un luogo vivo, che attraverso il proprio prodotto simbolo racconta se stesso e invita residenti e visitatori a condividere una tradizione ancora sentita. Accanto all’offerta gastronomica, il programma della prima giornata prevede anche diversi appuntamenti musicali distribuiti in varie piazze del centro, con l’obiettivo di animare il borgo e coinvolgere pubblici differenti. In Piazza Tre Cannelle e atteso il duo Beatrice e Dino, mentre in Piazza Guglielmo Marconi si esibira la band Soul Seed, con un repertorio che attraversa il soul, il funk e grandi successi degli anni Settanta e Ottanta. In Piazza Indipendenza spazio invece ai dj set di DER b2b GIOV e Dj Renee La Bulgara, mentre Piazza Santa Maria ospitera le Erre Sei, impegnate in un percorso musicale fatto di pizziche e saltarelli della tradizione popolare del Centro-Sud Italia. Questa articolazione del programma mostra con chiarezza l’intenzione di costruire un evento inclusivo e dinamico, capace di parlare a sensibilita diverse senza perdere coerenza con il proprio impianto identitario. Da una parte c’e il forte richiamo alla tradizione gastronomica locale, dall’altra la volonta di rendere il festival anche un’occasione di festa condivisa, con linguaggi musicali che spaziano dal repertorio popolare ai set piu contemporanei. Il risultato e un equilibrio riuscito tra memoria e presente, tra valorizzazione delle radici e desiderio di trasformare il centro storico in un luogo aperto, partecipato e vitale. Il Festival del Tordo Matto si conferma cosi come un appuntamento capace di restituire il senso piu autentico delle manifestazioni territoriali ben costruite: non solo promuovere un prodotto, ma farne il simbolo di una storia collettiva. A Zagarolo, per tre giorni, il gusto diventa linguaggio comune, la musica accompagna l’incontro e la tradizione si rinnova nel contatto diretto con il pubblico. Ne esce l’immagine di un borgo che sceglie di raccontarsi attraverso una delle sue espressioni piu riconoscibili, trasformando una specialita locale in un’occasione concreta di valorizzazione culturale e sociale.
La Sagra della Pecora “aju cutturu” a San Gregorio da Sassola

L’identità dei piccoli borghi che costellano i Monti Prenestini e l’area tiburtina si regge in gran parte sulla conservazione di antichi rituali gastronomici legati alla vita contadina e alla pastorizia. Tra queste espressioni di cultura immateriale, un posto di rilievo spetta alla Sagra della Pecora “aju cutturu”, che si svolge tradizionalmente tra la fine di giugno e il mese di luglio nel comune di San Gregorio da Sassola, in provincia di Roma. L’evento non rappresenta soltanto un appuntamento per gli amanti della buona cucina locale, ma costituisce una vera e propria operazione di memoria storica volta a salvaguardare una tecnica di cottura secolare. Le radici storiche e il significato del “cutturu” La manifestazione ruota interamente attorno alla preparazione della carne di pecora secondo la ricetta della tradizione transumante. Il termine dialettale “cutturu” (o cotturo) indica il grande calderone di rame o di ferro che un tempo i pastori portavano con sé durante gli spostamenti stagionali del bestiame. Quando un capo della linea non era più adatto alla produzione di latte o di lana, veniva destinato al sostentamento della comunità dei pastori. Data la consistenza tenace e magra della carne di animali adulti, si rendeva necessario un metodo di cottura capace di intenerire le fibre e, al contempo, di smorzare il sapore selvatico tipico dell’ovino. Da questa esigenza è nata la cottura “aju cutturu”: una preparazione estremamente lenta, che si protrae per molte ore all’aria aperta su braci vive, utilizzando grandi recipienti capaci di contenere decine di chili di carne tagliata a pezzi. Il disciplinare della tradizione: ingredienti e cottura La ricetta eseguita durante i giorni della sagra a San Gregorio da Sassola rispetta fedelmente i passaggi tramandati di generazione in generazione. Il segreto del piatto risiede nell’equilibrio tra il fattore tempo e l’uso sapiente delle erbe aromatiche. La carne viene inizialmente sottoposta a una fase di sbollentatura in acqua per eliminare le impurità e il grasso in eccesso. Successivamente, ha inizio la vera e propria cottura lenta all’interno del calderone, dove i pezzi di pecora vengono immersi in un brodo arricchito con ingredienti poveri e aromi naturali reperibili sul territorio. Tra i componenti essenziali della preparazione figurano: Il calderone viene costantemente monitorato dai cuochi dell’organizzazione, che alimentano il fuoco di legna e mescolano la carne con grandi cucchiai di legno per garantire un calore uniforme. Il risultato finale è uno spezzatino estremamente tenero, in cui la carne si stacca facilmente dall’osso, immerso in un sugo denso e saporito, tradizionalmente consumato insieme a fette di pane casareccio bruscato. L’impatto comunitario e l’accoglienza nel borgo L’organizzazione della Sagra della Pecora “aju cutturu” è il frutto di un lavoro collettivo che vede impegnati i cittadini di San Gregorio da Sassola, le associazioni locali e l’amministrazione comunale. Per il borgo, caratterizzato dalla suggestiva struttura medievale del Castello Brancaccio e dalle caratteristiche viuzze, l’evento costituisce un importante motore di promozione turistica. Oltre agli stand gastronomici dove è possibile degustare la pecora e altri prodotti tipici della zona prenestina, le serate della sagra sono storicamente animate da spettacoli di musica popolare, stornelli romani e mercatini di artigianato locale. La manifestazione attira ogni anno centinaia di visitatori provenienti da Roma e dai comuni limitrofi, attratti dalla possibilità di scoprire sapori autentici e di vivere l’atmosfera conviviale tipica delle feste di piazza della campagna romana.
Palestrina d’Avanguardia: la Ricerca Sonora di Polysonica Festival 2026

Il dialogo tra la memoria storica dell’architettura sacra e l’innovazione della musica contemporanea trova il suo punto di incontro a Palestrina. Dal 25 al 28 giugno 2026, gli spazi del Convento e della Chiesa di Sant’Antonio Abate ospitano la nuova edizione di Polysonica Festival, una quattro giorni interamente dedicata all’esplorazione dei linguaggi musicali di frontiera, alla sperimentazione e alla commistione tra acustica tradizionale e nuove tecnologie digitali. L’iniziativa si inserisce nel panorama delle manifestazioni estive dei Monti Prenestini come un punto di riferimento per gli appassionati di sonorità d’avanguardia, offrendo una proposta culturale che si distacca dai circuiti commerciali per concentrarsi sulla pura ricerca sonora. Lo Spazio e l’Acustica: Sant’Antonio Abate La scelta della sede non è casuale. Il complesso composto dalla Chiesa e dal Convento di Sant’Antonio Abate a Palestrina offre una combinazione unica di caratteristiche acustiche e suggestione visiva. Le mura storiche e le volte della struttura sacra diventano elementi attivi della performance, capaci di amplificare, riflettere e modificare il suono in modi non riproducibili all’interno di un moderno studio di registrazione o di un palazzetto dello sport. I musicisti e i sound designer coinvolti nella manifestazione lavorano tenendo conto delle specificità fisiche del luogo. L’architettura antica si trasforma così in una cassa di risonanza all’interno della quale le frequenze elettroniche e i timbri degli strumenti acustici si fondono, offrendo agli spettatori un’esperienza d’ascolto immersiva e site-specific, legata cioè in modo indissolubile al momento e allo spazio della performance. Il Programma: Quattro Serate di Confine Il festival si articola su un percorso di quattro serate consecutive, ciascuna focalizzata su un aspetto differente della ricerca musicale contemporanea. Il nucleo concettuale di Polysonica Festival 2026 risiede nel superamento delle barriere di genere, mettendo a confronto mondi apparentemente distanti. Il pubblico ha la possibilità di assistere a esecuzioni che uniscono l’improvvisazione radicale alla pianificazione algoritmica, in cui il gesto umano sul legno o sul metallo dello strumento incontra la precisione matematica dei circuiti elettronici. Innovazione Culturale nel Territorio Prenestino Polysonica Festival rappresenta un’importante operazione di decentramento culturale. Portando la musica di ricerca e le arti digitali al di fuori dei grandi centri urbani, la manifestazione valorizza il patrimonio storico locale di Palestrina attraverso una chiave di lettura del tutto moderna. L’evento attira un pubblico eterogeneo, composto sia da specialisti e studiosi delle nuove tendenze musicali, sia da curiosi desiderosi di scoprire modalità espressive inedite. La fruizione dei concerti all’interno degli spazi conventuali favorisce inoltre una dimensione di ascolto intima e concentrata, lontana dalle dinamiche dei grandi festival di massa e orientata alla massima valorizzazione della qualità del suono e della proposta artistica. Con le sue quattro serate di giugno, Polysonica Festival si conferma un appuntamento di rilievo per chiunque voglia comprendere le direzioni future della musica e dell’interazione tra uomo e tecnologia applicata all’arte dei suoni.
La Notte Bianca dei saldi a Colleferro: Shopping, musica e l’inaugurazione della mostra “Libera Mente”

Il centro cittadino di Colleferro si prepara a vivere una serata all’insegna del dinamismo culturale e commerciale. In concomitanza con il tanto atteso avvio della stagione degli sconti estivi, la città ospiterà una speciale Notte Bianca dei Saldi. L’evento non si limiterà alle sole occasioni di shopping nei negozi aperti fino a tarda ora, ma offrirà un ricco palinsesto di intrattenimento che fonde arti visive, esibizioni musicali e spettacoli dal vivo nel cuore pulsante del comune. L’elemento centrale che darà il via a questa grande festa collettiva sarà l’inaugurazione di “Libera Mente”, una prestigiosa mostra collettiva d’arte contemporanea curata da Bianca Coggi e Paola Piatti. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione “La Via dell’Arte” con il patrocinio istituzionale del Comune di Colleferro, vedrà la partecipazione delle autorità cittadine, tra cui il sindaco Giulio Calamita e l’assessore alla Città dell’Arte Marco Gabrielli. L’esposizione mira a trasformare il distretto dello shopping in un distretto culturale, offrendo a cittadini e visitatori un connubio perfetto tra intrattenimento, moda e creatività. Per chi desidera partecipare all’evento e pianificare la propria serata a Colleferro, ecco tutti i riferimenti logistici essenziali: La Notte Bianca rappresenta un’importante vetrina per il commercio locale e al contempo un’occasione imperdibile per riscoprire il centro cittadino sotto una luce diversa, dove la vivacità degli acquisti incontra la bellezza dell’arte contemporanea.
Il Festival del Tordo Matto a Zagarolo: Identità Storica e Valorizzazione del Territorio

Zagarolo – Il centro storico di Zagarolo si prepara ad ospitare il Festival del Tordo Matto, un appuntamento istituzionale ed enogastronomico di rilievo per il territorio dei Monti Prenestini e dei Castelli Romani, programmato dal 19 al 21 giugno 2026. L’evento, promosso dall’Amministrazione Comunale in stretta sinergia con la Pro Loco di Zagarolo, le associazioni locali e i commercianti del borgo, rappresenta il fulcro delle attività di valorizzazione delle tradizioni culinarie della comunità gabina prima dell’inizio della programmazione culturale estiva. Che cos’è il Tordo Matto: Origini e Disciplinare A dispetto del nome, che potrebbe trarre in inganno i non residenti, il Tordo Matto non è un piatto a base di selvaggina. Si tratta di un caratteristico involtino di carne equina farcito con un battuto aromatico rigorosamente codificato. La ricetta prevede l’inserimento all’interno del taglio di carne di: La tradizione orale e i documenti storici del comune fanno risalire l’origine di questa preparazione al 1500. Secondo le ricostruzioni storiche locali, la ricetta nacque dall’ingegno delle famiglie contadine e dei pastori del territorio, che utilizzavano le spezie e le erbe aromatiche autoctone per preservare e insaporire la carne. Nel 2023, a coronamento di un lungo percorso di tutela, il Tordo Matto di Zagarolo ha ufficialmente ottenuto il marchio De.Co. (Denominazione Comunale d’Origine). Questo riconoscimento, concesso ufficialmente dall’Amministrazione Comunale guidata dalla sindaca Emanuela Panzironi, certifica la tipicità del prodotto, garantendo l’autenticità degli ingredienti e il rispetto della ricetta storica tramandata nei secoli. La Struttura del Festival e l’Itinerario del Gusto Il festival è concepito come un vero e proprio “itinerario del gusto” che si snoda lungo le arterie principali e le piazze del nucleo antico del paese, partendo da Piazza Marconi fino a coinvolgere Corso Giuseppe Garibaldi. L’organizzazione logistica si basa sull’allestimento di stand enogastronomici (storicamente compresi tra i 10 e i 12 punti di degustazione) gestiti dalle associazioni e dai ristoratori locali. Nelle diverse postazioni, i visitatori hanno la possibilità di assaggiare il Tordo Matto preparato secondo i due metodi tradizionali di cottura previsti dal disciplinare: Oltre alla versione classica dell’involtino, le storiche botteghe artigiane del borgo introducono varianti nate per l’occasione, come i celebri ravioli di pasta all’uovo ripieni di Tordo Matto o le casarecce condite con il ragù bianco derivato dalla medesima carne. Il percorso degustativo prevede, inoltre, l’abbinamento sistematico della pietanza con i vini locali del territorio, coordinato da sommelier professionisti. Attività Collaterali: Cultura, Intrattenimento e Didattica L’evento non si esaurisce nell’offerta culinaria, ma integra un ricco programma culturale studiato per approfondire la storia e l’antropologia del cibo a Zagarolo. Lungo le vie del centro vengono predisposti spazi all’aperto dedicati a: Il tessuto urbano viene infine animato da intrattenimenti musicali dal vivo e performance di folklore locale dislocate a ridosso delle aree di ristoro, garantendo un flusso continuo di visitatori e residenti durante le tre serate del festival.
Camminare nella storia e gustare la tradizione

Il borgo di Guadagnolo si prepara a diventare il teatro di un affascinante viaggio a ritroso nel tempo, dove la tutela dell’ambiente si fonde con il recupero delle più antiche usanze pastorali. La suggestiva frazione montana ospiterà una manifestazione interamente dedicata alla riscoperta della transumanza — la tradizionale migrazione stagionale delle greggi e delle mandrie — e alla valorizzazione della cultura rurale dei Monti Prenestini. L’iniziativa si propone come un’importante occasione per promuovere un turismo lento e sostenibile, capace di attrarre sia gli appassionati di escursionismo naturalistico sia gli amanti dei sapori genuini della terra. La giornata sarà scandita da un ricco programma di appuntamenti. Il momento centrale sarà rappresentato da un cammino guidato lungo gli antichi sentieri storici calpestati per secoli dai pastori. Durante l’itinerario, i partecipanti avranno l’opportunità di assistere a dimostrazioni pratiche e racconti legati alla vita rurale, comprendendo l’importanza antropologica di questa pratica, oggi riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Al termine dell’attività fisica, l’attenzione si sposterà sulla gastronomia locale: i visitatori potranno degustare i piatti tipici della tradizione prenestina, preparati secondo ricette tramandate di generazione in generazione e basati su materie prime corte e genuine. Per chi desidera partecipare all’evento, ecco tutti i dettagli utili:
LA TRADIZIONE SI RINNOVA NEL CUORE DEL BORGO: A ZAGAROLO TORNANO LE CELEBRAZIONI IN ONORE DI SANT’ANTONIO DI PADOVA

Il tessuto storico e sociale di Zagarolo si appresta a vivere uno dei momenti più sentiti e partecipati dell’anno. Nei prossimi giorni, in concomitanza con la metà di giugno, il centro storico del borgo prenestino farà da cornice ai festeggiamenti in onore di Sant’antonio di Padova. Si tratta di un appuntamento che, attraverso un programma strutturato su due giornate consecutive, unisce la profonda devozione religiosa della cittadinanza a radicate manifestazioni di carattere popolare, configurandosi come un pilastro identitario per l’intera comunità locale. La devozione verso il Santo di Padova vanta nel territorio una storia secolare. Anche quest’anno, l’intelaiatura dell’evento si sviluppa lungo due direttrici parallele e complementari: le funzioni liturgiche solenni e le attività di aggregazione civile. Il centro storico, caratterizzato dalle sue storiche piazze e dai caratteristici vicoli, viene appositamente addobbato per l’occasione con l’installazione di tradizionali luminarie artistiche, elementi visivi che delimitano lo spazio della festa e accompagnano i visitatori e i residenti durante le ore serali. L’apice delle celebrazioni religiose è rappresentato dalla solenne processione. Questo rito prevede il trasporto della statua del Santo attraverso le vie principali del paese, un momento di raccoglimento che vede la partecipazione non solo delle autorità civili e religiose locali, ma anche delle storiche confraternite e di una fitta rappresentanza di fedeli. Il percorso della processione, come da tradizione, tocca i punti nevralgici del nucleo urbano antico, permettendo alla comunità di stringersi attorno ai propri simboli di fede in un clima di solennità e rispetto delle consuetudini tramandate di generazione in generazione. Accanto alla dimensione prettamente spirituale, la festa si distingue per i suoi momenti di aggregazione e intrattenimento popolare, pensati per favorire la socializzazione e l’accoglienza. Le piazze del centro storico si trasformano in luoghi d’incontro dove trovano spazio stand gastronomici dedicati alla valorizzazione delle tipicità del territorio e piccoli mercatini artigianali. Il programma civile delle due giornate include tradizionalmente intrattenimenti musicali dal vivo, spettacoli e attività culturali adatte a diverse fasce d’età, con l’obiettivo di mantenere viva l’atmosfera di condivisione e di festa paesana che caratterizza l’inizio della stagione estiva nei piccoli borghi del Lazio. Dal punto di vista organizzativo, la macchina dei festeggiamenti richiede una pianificazione meticolosa che vede la collaborazione attiva tra la parrocchia, i comitati locali dedicati, l’amministrazione comunale e le associazioni di volontariato del territorio, tra cui spicca il fondamentale supporto della Protezione Civile e delle forze dell’ordine per la gestione della sicurezza. Al fine di consentire il regolare svolgimento delle processioni e delle attività di piazza, la viabilità nel centro storico di Zagarolo subirà modifiche temporanee nei prossimi giorni. Saranno emesse apposite ordinanze comunali per l’istituzione di divieti di sosta e di transito in specifiche fasce orarie, con l’indicazione di percorsi alternativi e aree di parcheggio dedicate per i visitatori provenienti dai comuni limitrofi. La Festa di Sant’Antonio di Padova a Zagarolo si conferma quindi non soltanto come un atto di fede, ma come un’importante occasione di valorizzazione culturale del territorio prenestino, capace di attrarre l’attenzione di turisti e appassionati di tradizioni locali, desiderosi di scoprire l’autenticità e il patrimonio immateriale di questo storico borgo. 🔍 Nota di trasparenza e verifica per l’utente Nel pieno rispetto del tuo vincolo di non inventare nulla e di utilizzare solo informazioni certe, ti informo di come è stato strutturato il testo per garantirti la massima sicurezza:
Guida a MagicLand: divertimento a Valmontone e tutte le tariffe

Situato a pochi chilometri dalla Capitale, nel territorio comunale di Valmontone, MagicLand (storicamente conosciuto come Rainbow MagicLand) si conferma il polo dell’intrattenimento per famiglie e giovani più grande del Centro-Sud Italia. Sviluppato attorno a un grande lago centrale, il parco offre decine di attrazioni che spaziano dalle montagne russe per gli amanti dell’adrenalina pura, fino alle aree tematiche interamente dedicate ai bambini, a cui si aggiungono spettacoli dal vivo e l’area acquatica MagicSplash. Pianificare la visita richiede una comprensione chiara delle diverse formule di ingresso. Il parco adotta un sistema di prezzi dinamici per i biglietti individuali: acquistare online in anticipo garantisce tariffe decisamente più vantaggiose rispetto alla biglietteria fisica. Ecco lo schema dettagliato delle opzioni di ingresso e delle relative tariffe: Nota Logistica sugli Orari: Il parco apre i cancelli della stagione estiva tutti i giorni alle ore 10:30. L’orario di chiusura varia a seconda del periodo: alle 18:00 nei giorni feriali, estendendosi fino alle 22:00 o alle 23:00 durante i fine settimana estivi e in occasione degli eventi speciali con spettacoli pirotecnici.
A Palestrina tornano a rombare i motori: in arrivo il 4° Praeneste Rally Drift Show

Il territorio dei Monti Prenestini si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di motori e auto sportive del quadrante sud-est della provincia di Roma. Sabato 20 e domenica 21 giugno, la città di Palestrina ospiterà ufficialmente la quarta edizione del Praeneste Rally Drift Show. L’evento si inserisce all’interno del più ampio calendario istituzionale dell’Estate Prenestina, la storica rassegna di appuntamenti estivi promossa e patrocinata dal Comune di Palestrina, in collaborazione con la Pro Loco locale e con le diverse realtà associative del territorio, volta a valorizzare il turismo, lo sport e l’intrattenimento nei mesi che vanno da giugno a settembre. La location e il distretto dell’evento Per garantire lo svolgimento delle esibizioni in piena sicurezza e per offrire gli spazi necessari sia ai veicoli partecipanti sia al pubblico, la manifestazione si svolgerà interamente all’interno della Zona Industriale P.I.P. (Piano per gli Insediamenti Produttivi) di Palestrina, situata lungo la Via Prenestina Nuova. Questa area logistica, che già nelle precedenti edizioni si è dimostrata idonea a trasformarsi in un circuito temporaneo, permette il corretto isolamento delle vetture in movimento e l’allestimento delle diverse sezioni previste dal programma, evitando al contempo ripercussioni dirette sul traffico cittadino e sui residenti del centro storico prenestino. Le caratteristiche della manifestazione e l’area Expò Il Praeneste Rally Drift Show non si configura come una gara competitiva su strada, bensì come un grande raduno e uno show espositivo focalizzato sulle discipline del rally e, in modo particolare, del drifting (la tecnica di guida che consiste nel controllare il veicolo in perdita di aderenza dell’asse posteriore). L’accesso alla manifestazione per i visitatori e per i curiosi è completamente gratuito, mantenendo l’impostazione adatta a un pubblico eterogeneo che comprende famiglie, giovani e addetti ai lavori. All’interno del comprensorio della zona industriale viene allestita una vasta Area Expò, il cui criterio di partecipazione è tradizionalmente aperto a una gamma diversificata di categorie di mezzi di trasporto. Nello specifico, lo spazio espositivo ospiterà: Logistica e svolgimento dell’evento Le attività si svilupperanno lungo l’intero fine settimana del 20 e 21 giugno. In base alle linee guida consolidate dal Comune di Palestrina per questa tipologia di manifestazioni motoristiche, l’apertura ufficiale dei cancelli e delle aree espositive è fissata per la mattinata del sabato, a partire dalle ore 10:00. Al fine di garantire il rispetto della quiete pubblica e l’incolumità acustica delle aree limitrofe, il programma prevede una rigorosa pausa notturna, durante la quale i motori dovranno rimanere spenti e le attività di pista verranno interrotte. La chiusura definitiva dell’evento, con il deflusso dei veicoli e del pubblico, avverrà nella serata di domenica. La sicurezza rappresenta il pilastro fondamentale dell’organizzazione: l’area della zona PIP interessata dallo show viene delimitata tramite apposite barriere protettive per mantenere le distanze di sicurezza regolamentari tra il pubblico e le vetture impegnate nelle esibizioni dinamiche. Sul posto saranno presenti i presidi di assistenza e il personale addetto alla gestione della viabilità interna ed esterna.
La biodiversità di Capranica Prenestina e il Museo Civico Naturalistico: alla scoperta del massiccio

Il territorio dei Monti Prenestini costituisce un’area di notevole interesse scientifico nel panorama ambientale della regione Lazio. All’interno di questo distretto geografico, il comune di Capranica Prenestina si distingue per la ricchezza dei suoi ecosistemi e per l’opera di catalogazione e divulgazione svolta dal Museo Civico Naturalistico dei Monti Prenestini. L’istituzione museale, situata nel centro storico del borgo all’interno di Palazzo Capranica, rappresenta il punto di riferimento per lo studio, la conservazione e la comprensione della flora e della fauna che popolano questo specifico settore dell’Appennino centrale. Il massiccio prenestino funge da cerniera naturale tra la pianura e le grandi catene montuose appenniniche. Grazie a questa particolare collocazione e a un isolamento geografico significativo, le vette dell’area — che raggiungono la quota massima di 1.218 metri sul livello del mare in corrispondenza del Monte Guadagnolo — hanno mantenuto intatte caratteristiche ambientali uniche, favorendo la conservazione di specie endemiche e la stratificazione di habitat differenti a seconda dell’altitudine. Gli ecosistemi verticali: dal bosco ai prati-pascoli d’alta quota Il profilo dei Monti Prenestini mostra una netta differenziazione degli ambienti naturali in base alla quota e all’esposizione dei versanti. Il Museo Civico Naturalistico mappa questa complessa transizione ecologica attraverso percorsi espositivi e postazioni interattive, che consentono di analizzare le dinamiche biologiche del territorio senza ricorrere ad alterazioni artificiali dei dati scientifici. Nelle fasce basali e collinari si sviluppano i boschi termofili, dominati dal cerro e dal carpino nero, frammisti a coltivazioni storiche come il castagno, introdotto e gestito dall’uomo nei secoli per finalità agro-silvo-pastorali. Salendo di quota, le condizioni climatiche cambiano sensibilmente, dando origine a quello che i botanici definiscono bosco di transizione. Qui, la diminuzione delle temperature medie e l’aumento dell’umidità favoriscono la presenza del faggio, che popola le aree più fresche e i canaloni riparati dai venti caldi. Oltre il limite della vegetazione arborea, in particolare sulle sommità che circondano l’abitato di Capranica Prenestina e si estendono verso l’altopiano di Guadagnolo, il paesaggio muta radicalmente. Compaiono i prati-pascoli d’alta quota, ambienti aperti dominati da graminacee e specie erbacee perenni. Questi pascoli sommitali, storicamente utilizzati per l’allevamento transumante, ospitano fioriture di eccezionale valore botanico durante la stagione primaverile ed estiva, tra cui diverse specie di orchidee selvatiche protette a livello comunitario. L’effetto “isola” e la conservazione delle specie endemiche L’elemento di maggiore rilevanza scientifica dei Monti Prenestini è legato al loro isolamento orografico. Essendo separati dagli altri complessi montuosi limitrofi (come i Monti Simbruini o i Monti Sabini) da valli profonde e zone antropizzate, i rilievi prenestini funzionano dal punto di vista biologico come una vera e propria isola biogeografica. Questo isolamento ha rallentato o impedito lo scambio genetico con l’esterno per molte popolazioni di piccoli organismi, determinando condizioni ottimali per la sopravvivenza di specie relitte — ovvero testimonianze di epoche geologiche passate, come le glaciazioni — e lo sviluppo di endemismi vegetali e animali. Nel settore della flora, le pareti calcaree e i ghiaioni ospitano piante capaci di sopravvivere in condizioni estreme di aridità e vento. Per quanto riguarda la fauna, l’attenzione degli studiosi si concentra in particolare sui micro-mammiferi (roditori e insettivori) e sull’entomofauna (gli insetti). Le boscaglie e i prati sommitali offrono rifugio a diverse specie di chirotteri (pipistrelli), indicatori biologici fondamentali della qualità dell’aria e della salute dell’ecosistema, oltre a popolazioni isolate di piccoli roditori forestali che mantengono linee genetiche distinte rispetto alle popolazioni delle grandi catene appenniniche continue. Il ruolo del Museo Civico Naturalistico In questo contesto ambientale, il Museo Civico Naturalistico dei Monti Prenestini svolge una duplice funzione: la ricerca sul campo e l’educazione ambientale. La struttura interna è concepita per guidare il visitatore attraverso i diversi piani altitudinali del massiccio, riproducendo idealmente l’ascesa dalle valli fino alla cima del Monte Guadagnolo. Attraverso l’uso di diorami scientifici, cartografie tematiche aggiornate e strumenti interattivi, il museo illustra i fattori geologici che hanno dato origine al massiccio calcareo e spiega le relazioni ecologiche tra le specie. L’attività dell’istituto non si esaurisce nelle sale espositive, ma si estende all’esterno tramite la gestione di laboratori didattici e la tracciatura di sentieri natura, concepiti per monitorare sul lungo periodo gli effetti del mutamento climatico sulla biodiversità locale e per promuovere forme di turismo sostenibile e consapevole nel distretto prenestino.