Il custode di pietra e l’arte nel bosco: il parco scultoreo nascosto tra i Colli Prenestini

A meno di un’ora dal caos della Capitale, l’incontro tra creatività umana e natura selvaggia ha dato vita a un percorso espositivo all’aperto di rara suggestione. Sui Monti Prenestini si snoda un itinerario artistico che trasforma una semplice passeggiata nel verde in un’esperienza fantastica, guidando i visitatori alla scoperta di installazioni e sculture integrate nell’ambiente boschivo. L’attrazione simbolo di questo spazio espositivo a cielo aperto è un’imponente figura colossale, alta circa quattro metri e realizzata intrecciando materiali naturali raccolti direttamente sul posto. Questa presenza monumentale, che emerge tra i rami e la vegetazione come un antico spirito della selva, domina il paesaggio offrendo al tempo stesso uno scorcio panoramico spettacolare sulla campagna laziale sottostante. Il percorso non si limita a questa grande opera: camminando lungo i sentieri all’ombra dei castagni, ci si imbatte in una serie di interventi d’arte contemporanea collocati in punti strategici. Ogni installazione è pensata per dialogare con gli elementi naturali circostanti — rocce, tronchi, radici ed erba — creando un cortocircuito visivo dove il confine tra ciò che è nato dalla terra e ciò che è stato plasmato dall’artista diventa volutamente sfumato. Questo museo diffuso rappresenta una meta ideale per chi cerca un’escursione fuori dagli schemi tradizionali. L’accesso libero e la facilità di percorrenza dei sentieri lo rendono perfetto sia per famiglie con bambini, desiderosi di vivere una caccia al tesoro tra le opere d’arte, sia per appassionati di fotografia e trekking leggero. Visitare questo luogo all’inizio dell’autunno, quando la luce filtra tra le chiome che cambiano colore, regala un’atmosfera sospesa nel tempo, dimostrando come i Colli Prenestini sappiano costantemente reinventare la propria offerta culturale.
Il fumo delle “casette” e il sapore del tempo

Arrampicata a oltre novecento metri d’altitudine, Capranica Prenestina domina dall’alto la catena dei Monti Prenestini offrendo un paesaggio dominato da boschi e castagneti plurisecolari. Qui, la coltivazione della castagna ha radici antichissime: citata già da Catone nel suo De agri cultura, ricevette una spinta decisiva in epoca medievale sotto la contessa Matilde di Canossa. Negli Statuti comunali del Duecento il castagno era talmente prezioso che chiunque danneggiasse gli alberi o rubasse i frutti rischiava severe sanzioni. Ma la vera magia di questo territorio risiede in un prodotto unico e identitario: la Mosciarella. La Mosciarella è il frutto di una tecnica di conservazione e affumicatura lenta e paziente, diventata un prestigioso Presidio Slow Food. Nel versante nord-est dei monti, sulle tipiche “terre rosse” calcaree e argillose, crescono castagne piccole, dolci e dalla buccia sottile. Per sottrarle al deperimento, la tradizione locale ha sviluppato l’uso delle “casette”, piccole strutture in pietra a secco sparse nei boschi. Queste casette sono composte da due stanzette sovrapposte. A circa due metri di altezza si trova una grata in cannucce (arate) su cui, tra ottobre e dicembre, vengono stese le castagne fino a formare uno strato di 70 centimetri. Nel piano inferiore si accende un fuoco lento e privo di fiamme vive, alimentato con le ramaglie di potatura e la spulla (i gusci delle castagne dell’anno precedente). Per un intero mese, calore e fumo risalgono disidratando i frutti, sterilizzandoli e regalando loro un delicato aroma affumicato. Successivamente, le castagne vengono fatte scendere all’esterno per la battitura, la fase in cui il frutto essiccato viene separato dalla buccia secca. Nella cucina tradizionale di Capranica Prenestina, la Mosciarella viene gustata lessata nell’acqua o nel latte, oppure impiegata per arricchire zuppe di legumi o di maiale con una spiccata nota dolciastra e affumicata. Macinata nel mulino locale, diventa inoltre farina per dolci e pasta. Dopo decenni di abbandono e spopolamento, dal 2011 questo sapere antico è rinato grazie alla costituzione del Monumento Naturale del Castagneto Prenestino e al lavoro della comunità del Presidio Slow Food. Un’esperienza che oggi unisce la tutela dei castagni monumentali, la produzione artigianale – che spazia dalla farina a nuove sperimentazioni come la birra di castagne – e l’invito a scoprire i sentieri storici di questo angolo senza tempo del Lazio.
La leggenda della Ninfa Sorres

Mentre la maggior parte dei visitatori estivi si accalca lungo i sentieri più noti dell’Appennino Laziale, esiste una spaccatura verde e incontaminata nel cuore dei Colli Prenestini dove il tempo sembra essersi fermato. Si tratta del Fosso della Mola, una profonda gola fluviale che da Cave conduce verso San Vito Romano, un vero e proprio canyon celato tra le fitte bosaglie di castagno e cerro. Questo angolo escursionistico, tuttora sconosciuto al turismo di massa, custodisce una suggestiva curiosità legata alla mitologia popolare contadina: la leggenda della Ninfa Sorres. La tradizione orale narra che Sorres fosse una creatura dei boschi guardiana delle sorgenti d’acqua pura che dissetavano le popolazioni preromane dei Prenestini. Quando un bellicoso condottiero tentò di deviare il corso del torrente per assetare i villaggi della valle, la ninfa si scagliò contro la parete rocciosa per far sgorgare una piena improvvisa, salvando la popolazione ma rimanendo intrappolata per sempre nelle viscere della terra. I paesani giurano che nelle giornate di pioggia settembrina, prestando attenzione lungo il ruscello, si possa ancora udire il suo canto di protezione risuonare tra le pareti di tufo. Dal punto di vista naturalistico, percorrere questo itinerario inesplorato offre un’esperienza sensoriale unica. Il sentiero si snoda tra i ruderi di antichi mulini ad acqua medievali – la “mola”, appunto – ormai inghiottiti da edera selvatica e felci giganti che ricordano le foreste pluviali. Ponticelli in pietra diroccati, piccole cascati e pozze d’acqua smeraldina si susseguono in un microclima sorprendentemente fresco e ombroso, ideale per le camminate di inizio autunno. Avventurarsi nel Fosso della Mola non richiede doti da scalatore, ma solo uno spirito curioso e scarponi da trekking ben allacciati. È un percorso dove la vegetazione ha ripreso i suoi spazi, cancellando i segni della presenza umana passata e lasciando aperto il campo solo alla natura viva e alla magia delle fiabe popolari. Un trekking fuori dalle mappe tradizionali, perfetto per chi cerca il silenzio e il fascino selvaggio delle terre laziali.
La Silla e la Fortuna: il gigante di pietra di Palestrina e i suoi oracoli segreti

Se pensate che la Roma antica abbia concentrato tutte le sue meraviglie ingegneristiche e religiose entro le mura aureliane, dovete salire verso i Colli Prenestini per ricredervi. A Palestrina, l’antica Praeneste, sorge una struttura che lasciava a bocca aperta perfino i viaggiatori del Gran Tour: il Santuario della Fortuna Primigenia. Costruito su ben sei terrazze artificiali scavate nella roccia del Monte Ginestro, questo enorme complesso elicoidale era la sede dell’oracolo delle Sortes Prenestinae. La storia di questo luogo affonda le radici nel mito. Si racconta che un nobile locale, Numerio Suffustio, dopo aver fatto ripetuti sogni premonitori, spezzò una selce nel punto indicato dalle visioni. Miracolosamente, dalla roccia viva sgorgarono delle tavolette d’oro finemente incise in caratteri arcaici: le famose “sorti”. Per secoli, da ogni angolo del Mediterraneo – compresi generali del calibro di Lucio Cornelio Silla e imperatori romani – migliaia di pellegrini salirono a Palestrina per conoscere il proprio destino. Il rito era suggestivo e inquietante: un fanciullo scendeva in un pozzo sacrale per estrarre a sorte i legni o le tavolette, che venivano poi interpretate dai sacerdoti. Ciò che rende questo luogo una vera curiosità della regione laziale è la sua incredibile “sopravvivenza”. Per secoli, la Palestrina medievale è stata letteralmente costruita sopra il santuario romano, inglobandolo. Fu soltanto nel 1944, a causa dei tragici bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che rasarono al suolo il centro abitato moderno, che l’antica struttura romana riemerse intatta dalle macerie, rivelando le sue imponenti gradinate, i ninfei e la scenografica cappella circolare superiore. Oggi, camminare tra le rampe e i portici del santuario significa compiere un salto indietro di oltre duemila anni. Dalle terrazze più alte la vista spazia sull’intera Valle del Sacco fino al mare di Anzio; un panorama da cui i sacerdoti leggitori del futuro osservavano il volo degli uccelli. Visitarlo all’inizio di settembre, quando il sole calante illumina di traverso la pietra tufo rosa, restituisce la sensazione esatta di trovarsi di fronte a uno dei centri di potere spirituale più affascinanti dell’Italia antica. Un luogo dove la roccia racconta ancora le speranze di chi chiedeva responsi sulla propria vita.
Sentieri storici e natura a San Vito Romano

Situato a un’altitudine di circa 650 metri sul livello del mare lungo la dorsale settentrionale dei Monti Prenestini, il borgo di San Vito Romano costituisce un punto d’osservazione panoramico di prim’ordine sul paesaggio dell’entroterra laziale. Il mese di settembre rappresenta il momento ideale per visitare questo centro urbano e i suoi dintorni, grazie alle condizioni meteorologiche stabili e a un patrimonio boschivo dominato da castagni, querci e faggi che incorniciano il territorio comunale. La storia di San Vito Romano è storicamente legata alla sua collocazione geografica strategica, posta a presidio delle vie di comunicazione che collegano la Valle del Sacco con la Valle del Giovenzano e il bacino dell’Aniene. Il centro storico, la cui parte più antica è denominata “Borgo Mario”, conserva la struttura urbanistica tipica dei villaggi fortificati medievali, caratterizzata da un tessuto di vicoli stretti, scalinate in pietra locale, archi e palazzi d’epoca. Tra le emergenze architettoniche di maggior rilievo spicca il Palazzo Theodoli, edificio nobiliare che fu sede della famiglia Theodoli, feudataria del luogo per diversi secoli. Il palazzo è affiancato da un parco pubblico alberato, dal cui belvedere si gode di una vista panoramica che abbraccia i vicini complessi montuosi dei Monti Caprini e dei Monti Simbruini. Dal punto di vista dell’escursionismo e delle attività all’aria aperta, San Vito Romano offre numerosi itinerari che si innestano nella rete dei sentieri tracciati dal CAI (Club Alpino Italiano). Uno dei percorsi più frequentati dagli appassionati di trekking è il sentiero che collega il centro abitato di San Vito Romano con i comuni limitrofi di Capranica Prenestina e Pisoniano. Il tracciato si snoda attraverso castagneti secolari e tratti di crinale roccioso, consentendo di osservare le peculiari formazioni geologiche calcaree che caratterizzano la dorsale dei Monti Prenestini. Lungo il cammino è possibile riscontrare forme di carsismo superficiale, come inghiottitoi e doline, oltre a una varietà di specie vegetali tipiche dei contesti sub-montani. L’area è inoltre habitat naturale per diverse specie di fauna selvatica, tra cui poiane, volpi e cinghiali. Un’escursione a San Vito Romano nella prima settimana di settembre permette anche di avvicinarsi alla tradizione enogastronomica locale, fortemente legata ai prodotti della terra e della montagna. La cucina del borgo propone primi piatti a base di pasta fresca fatta in casa, come le sagne e i gnocchi della tradizione prenestina, conditi con sughi a base di carni locali o con i primi funghi porcini raccolti nei boschi circostanti a seguito delle piogge di fine estate. Il comune è raggiungibile in automobile percorrendo la strada statale Empolitana oppure usufruendo delle linee di autobus del servizio di trasporto pubblico regionale COTRAL, con collegamenti diretti in partenza dal capolinea di Roma Ponte Mammolo e dalla stazione ferroviaria di Valmontone.
L’Unione Europea raggiunge il record del 46% di energia da fonti rinnovabili

La prima settimana di settembre si aprirà con dati ufficiali straordinari per la sostenibilità ambientale e l’indipendenza energetica dell’Europa. Mercoledì 2 settembre, l’ufficio statistico Eurostat ha pubblicato il report aggiornato sulle fonti energetiche, confermando che la quota di elettricità generata da fonti rinnovabili (eolico, solare e idroelettrico) nell’Unione Europea ha raggiunto la quota record del 46% del totale. I dati dettagliati della pubblicazione sono stati resi noti alle ore 11:00 di mercoledì 2 settembre durante una presentazione istituzionale a Bruxelles. Tra i Paesi leader della transizione figurano Danimarca, Portogallo e Lituania, che hanno superato abbondantemente la metà della propria produzione nazionale grazie a nuovi impianti eolici e fotovoltaici di ultima generazione. Il report evidenzierà come questo incremento abbia portato a una netta riduzione delle emissioni di gas serra nell’atmosfera e a un progressivo calo dei costi delle bollette energetiche per famiglie e imprese. A seguito dei risultati, oggi giovedì 3 settembre alle ore 15:00, la Commissione Europea terrà un incontro d’indirizzo con i ministri dell’Ambiente per pianificare i nuovi investimenti che permetteranno di superare la soglia del 50% entro i prossimi anni.
Settembre nei boschi di Cave e Genazzano

Con l’inizio del mese di settembre e la progressiva diminuzione delle temperature estive, il comprensorio geografico dei Monti Prenestini si presenta come una meta ideale per le attività di escursionismo leggero e per la riscoperta del patrimonio naturalistico rurale. La zona territoriale che comprende i comuni di Cave e Genazzano offre una combinazione equilibrata di estesi boschi secolari, infrastrutture per la mobilità dolce e testimonianze di architettura feudale, rendendo l’area idonea per uscite all’aria aperta fruibili da diverse tipologie di visitatori. Il comune di Cave affonda le proprie radici economiche e sociali nella tradizione agricola e nella gestione delle risorse boschive. Le pendici collinari che circondano il centro abitato sono ricoperte da estesi castagneti coltivati che per secoli hanno rappresentato la fonte primaria di sussistenza per la popolazione locale. Camminare lungo la rete di sentieri che attraversa i boschi di Cave consente di osservare la struttura del paesaggio agrario prenestino e di beneficiare di un microclima fresco. Tra le infrastrutture utilizzate per le passeggiate e le escursioni in bicicletta spicca il tracciato riconvertito dell’ex ferrovia Roma-Fiuggi-Alatri-Vico nel Lazio. Questa linea ferroviaria a scartamento ridotto, la cui operatività è cessata gradualmente nella seconda metà del Novecento, è stata in parte recuperata e trasformata in un percorso ciclopedonale. Il tracciato si caratterizza per pendenze minime e regolari, consentendo di attraversare ampi tratti di campagna e zone alberate in totale sicurezza, lontano dal traffico veicolare. Spostandosi di pochi chilometri in direzione est si raggiunge il comune di Genazzano, il cui centro storico si sviluppa su uno sperone di tufo che domina la vallata sottostante. L’elemento architettonico di maggiore rilevanza è rappresentato dal Castello Colonna, una imponente struttura fortificata di origine medievale successivamente ampliata e trasformata in residenza rinascimentale dalla famiglia Colonna, che ha legato indissolubilmente il proprio nome alle vicende storiche del feudo. A breve distanza dal nucleo urbano principale si trova l’Istituzione Parco Regionale Naturale dell’Ammannato, un’area protetta d’interesse locale istituita per tutelare un ecosistema di notevole valore biologico. Il parco è attraversato dal corso del torrente Elvella ed è ricoperto da boschi di quercia, acero e macchia mediterranea. Una serie di sentieri attrezzati e segnalati permette di percorrere le sponde del torrente, offrendo punti di osservazione sulla flora e sulla fauna ripariale locale. Per coloro che intendono programmare una visita all’inizio del mese di settembre, la zona di Cave e Genazzano risulta facilmente accessibile sia mediante la strada statale Via Casilina sia usufruendo dell’autostrada A1 con uscita al casello di Valmontone. I percorsi naturalistici e ciclopedonali della zona non presentano difficoltà tecniche rilevanti, risultando idonei sia per famiglie con bambini sia per praticanti di camminata sportiva. Dal punto di vista della ristorazione, la prima settimana di settembre permette di gustare i prodotti della gastronomia locale nei ristoranti e nelle fraschette dei borghi, con menù incentrati su paste fresche fatte in casa, insaccati della tradizione contadina e i vini della zona, tra cui la DOC Zagarolo e le produzioni IGT Lazio ricavate dai vigneti della fascia collinare prenestina.
Al via lo spettacolo della “Regata Spaziale” al Planetario dello SMuRC

Il mese di settembre sui Monti Prenestini si aprirà sotto il segno delle grandi scoperte scientifiche e dell’esplorazione del cosmo. Domenica 6 settembre, la quota panoramica di Rocca di Cave si confermerà punto di riferimento per l’astronomia grazie alle iniziative promosse dal Sistema Museale Urbano di Rocca di Cave (SMuRC). Presso la sede del Planetario e Museo Geopaleontologico “Ardito Desio”, situato in Via della Fortezza, prenderà il via la tanto attesa attività intitolata “Regata Spaziale”, una proposta didattica e divulgativa pensata per coinvolgere famiglie, ragazzi e appassionati del cielo. L’evento principale avrà inizio alle ore 11:00 all’interno della cupola del Planetario. La simulazione guiderà il pubblico lungo una competizione tra tre navicelle spaziali immaginarie, portando i viaggiatori a esplorare i confini del Sistema Solare, superando buchi neri, ammassi di stelle ed esoplaneti. A seguire, alle ore 11:30, gli spazi adiacenti della struttura ospiteranno un laboratorio didattico di tipo STEAM intitolato “MENO 3, 2, 1… LANCIO!”, in cui i più piccoli potranno sperimentare in prima persona i principi della fisica applicati al volo spaziale. Per quanti desidereranno proseguire il viaggio tra scienza e storia, a partire dalle ore 12:30 si terrà una seconda proiezione al Planetario dal titolo “Dalla Terra all’Universo”. Durante tutta la mattinata, dalle ore 10:00 alle 13:00, rimarranno aperte le sale del Museo Geopaleontologico, dove esperti locali condurranno visite guidate tra i fossili del barriera corallina cretacea e lungo i camminamenti di Rocca Colonna. Una giornata interamente dedicata all’osservazione e alla conoscenza che permetterà di ammirare da vicino la bellezza del patrimonio scientifico locale prima che abbia inizio la stagione autunnale.
Palestrina e Castel San Pietro tra storia e gusto

La parte finale del mese di agosto costituisce il momento ideale per esplorare il patrimonio archeologico e le tradizioni enogastronomiche della fascia dei Monti Prenestini. Con il progressivo calo delle temperature e una riduzione del flusso turistico legato alle vacanze di metà mese, il percorso che collega i comuni di Palestrina e Castel San Pietro Romano consente di realizzare un itinerario incentrato sulla grande architettura dell’antichità classica e sulla struttura dei borghi di epoca medievale. Palestrina, l’antica Praeneste, ospita un complesso monumentale di primaria importanza per l’archeologia del Mediterraneo: il Santuario della Fortuna Primigenia. Risalente alla fine del II secolo a.C., la struttura rappresenta un capolavoro di architettura ellenistica, edificato sfruttando la naturale inclinazione del Monte Ginestro attraverso la costruzione di un sistema di terrazze artificiali sovrapposte. Il complesso monumentale si articola su rampe porticate, esedre e una vasta cavea superiore, sulla cui sommità fu integrato nel XVII secolo il Palazzo Colonna Barberini. Oggi l’edificio è sede del Museo Archeologico Nazionale di Palestrina. Tra le opere conservate all’interno delle sale museali spicca il celebre Mosaico del Nilo, una pavimentazione a mosaico di epoca ellenistica che raffigura con estrema precisione e ricchezza di dettagli il corso del fiume Nilo durante l’inondazione, compresi scorci di flora, fauna e scene di vita quotidiana dell’Egitto tolemaico. Risalendo i tornanti del Monte Ginestro per circa tre chilometri si raggiunge Castel San Pietro Romano, posizionato a circa 752 metri di altitudine. Il borgo sorge esattamente sull’area che costituiva l’antica acropoli difensiva di Praeneste. Il centro abitato conserva la Rocca Colonna, una struttura fortificata di epoca medievale eretta per scopi di avvistamento e difesa, e si articola in una fitta rete di vicoli e piazze in pietra. Oltre al suo rilevante valore storico-architettonico, Castel San Pietro Romano è famoso per essere stato scelto come ambientazione cinematografica negli anni Cinquanta: nel 1953 il regista Luigi Comencini vi girò il celebre film Pane, amore e fantasia, trasformando il paese nel borgo immaginario di Sagliena. Sotto il profilo gastronomico, la visita tra Palestrina e Castel San Pietro Romano permette di approfondire la conoscenza delle tipicità culinarie locali. Tra i prodotti da forno più rappresentativi vi è il “Giglietto di Palestrina”, un biscotto secco preparato essenzialmente con farina, uova e zucchero, modellato manualmente a forma di giglio. La ricetta venne importata a Palestrina verso la fine del XVII secolo dai cuochi di corte della famiglia Barberini di rientro dalla Francia, ed è attualmente tutelata come presidio Slow Food. Durante la fine di agosto, le cantine e i locali dei due centri storici offrono la possibilità di abbinare questo dolciume ai vini a Indicazione Geografica Tipica prodotti nei vigneti coltivati sui terreni vulcanici e tufacei dei Colli Prenestini, accompagnati dai salumi e dai formaggi tipici della produzione agricola locale.
Il pane e i forni dei Monti Prenestini

La tradizione della panificazione rappresenta uno dei pilastri più autentici e profondi della cultura materiale dei Monti Prenestini. In questa dorsale del Lazio, il pane non ha costituito soltanto l’alimento base dell’alimentazione contadina, ma un vero e proprio marcatore d’identità locale. La varietà dei cereali impiegati, le tecniche di lievitazione naturale e l’uso storico dei forni a legna comunitari o di quartiere hanno generato nei diversi borghi del territorio produzioni da forno con caratteristiche organolettiche e forme uniche. Le materie prime e la lievitazione naturale La qualità del pane prenestino è storicamente legata alla scelta degli ingredienti e al rispetto dei tempi di lavorazione. La cottura nei forni a legna e le specialità locali Un ruolo determinante nella resa del pane prenestino è svolto dalle modalità di cottura. Nei centri storici di comuni come San Cesareo, Palestrina, Cave, Gallicano nel Lazio e San Vito Romano, la cottura avviene tuttora all’interno di forni alimentati con legna di potatura locale, prevalentemente di castagno, quercia o olivo. Il valore culturale del pane nella società contadina Nel contesto dei Monti Prenestini, la preparazione del pane ha rivestito per secoli un profondo significato sociale e simbolico: Riscoprire oggi il pane dei Monti Prenestini significa entrare in contatto con un patrimonio d’artigianato vivo che unisce il rispetto della terra, la maestria dei fornai locali e i sapori schietti della tavola laziale.