Addio a Enrica Bonaccorti: Ritratto di una Protagonista della Cultura Italiana

Il mondo dello spettacolo e della cultura italiana piange la scomparsa di Enrica Bonaccorti, spentasi a Roma ieri, 12 marzo 2026, all’età di 76 anni. Con lei scompare una figura di rara poliedricità, capace di attraversare cinquant’anni di storia nazionale restando sempre fedele a uno stile colto, ironico e profondamente empatico. La sua carriera non è stata solo una successione di successi televisivi, ma un percorso intellettuale che ha toccato la musica, il teatro e la letteratura. Le Radici nel Teatro e la Sensibilità Poetica Nata a Savona il 18 novembre 1949, Enrica Bonaccorti ha vissuto una giovinezza itinerante a causa della carriera del padre, ufficiale di carriera, stabilendosi infine a Roma. È nella capitale che inizia la sua formazione artistica nel teatro d’avanguardia degli anni Sessanta, collaborando con icone come Paola Borboni. Questa base teatrale le ha conferito una padronanza del mezzo espressivo e una dizione impeccabile che sarebbero diventate il suo marchio di fabbrica. Tuttavia, il suo primo grande contributo alla cultura di massa avviene “dietro le quinte” come autrice di testi musicali. L’incontro con Domenico Modugno genera un sodalizio artistico storico: la Bonaccorti scrive le parole di brani immortali come “La lontananza” (1970) e “Amara terra mia” (1971). In queste canzoni, la sua scrittura si rivela capace di coniugare la semplicità popolare con una profondità poetica che ancora oggi risuona nelle antologie della musica leggera italiana. L’Epoca d’Oro della Televisione Il grande pubblico la identifica indissolubilmente con il volto rassicurante e intelligente della televisione degli anni Ottanta e Novanta. Nel 1985, riceve il testimone da Raffaella Carrà per la conduzione di “Pronto, chi gioca?” su Rai 1. Sotto la direzione di Gianni Boncompagni, Enrica Bonaccorti trasforma il salotto pomeridiano in un luogo di dialogo diretto con gli spettatori, vincendo tre Telegatti e diventando una delle conduttrici più amate d’Italia. Il passaggio a Fininvest (oggi Mediaset) all’inizio degli anni Novanta segna un’altra tappa fondamentale. Conduce con successo “Cari genitori” e inaugura la prima stagione di “Non è la Rai” (1991). In un contesto dominato dall’esuberanza giovanile, la sua conduzione misurata e professionale ha garantito l’equilibrio necessario al lancio di quello che sarebbe diventato un fenomeno di costume generazionale. Il Ritorno alla Parola: Radio e Letteratura Nonostante il successo televisivo, la Bonaccorti non ha mai smesso di coltivare la passione per la parola parlata e scritta. La sua voce è stata per anni protagonista su Rai Radio 2, dove in programmi come “Chiamate Roma 3131” ha dimostrato una straordinaria capacità di ascolto e di analisi dei problemi sociali, trattando con rispetto e competenza le storie della gente comune. Nell’ultima fase della sua vita, si è dedicata con vigore alla carriera di scrittrice. I suoi romanzi, tra cui spiccano “La pecora rossa” (2007), “L’uomo d’amore” (2010) e il più recente “Condominio addio!” (2022), testimoniano una maturità narrativa che affronta le complessità delle relazioni umane e i paradossi della società moderna con uno sguardo lucido e mai banale. Un’Eredità di Stile e Integrità Enrica Bonaccorti è stata colpita da una grave malattia nell’ultimo periodo della sua vita, un percorso che ha affrontato con la consueta dignità e trasparenza, mantenendo un legame costante con il suo pubblico attraverso interventi pubblici e social. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in un panorama mediatico che lei stessa ha contribuito a costruire e a nobilitare. Non è stata solo una conduttrice, ma una comunicatrice a tutto tondo: attrice, paroliere, giornalista e romanziera. La sua eredità risiede nella lezione di garbo e preparazione che ha lasciato a chiunque voglia intraprendere la carriera nello spettacolo, dimostrando che la popolarità può e deve andare di pari passo con la cultura e il rigore professionale.
Palestrina e il Santuario della Fortuna Primigenia: Architettura e Storia

Situata a circa 40 chilometri a est di Roma, sulle pendici del Monte Ginestro, l’odierna Palestrina sorge sulle fondamenta dell’antica Praeneste. La città è celebre nel mondo archeologico per ospitare uno dei complessi monumentali più spettacolari dell’architettura ellenistica in Italia: il Santuario della Fortuna Primigenia. Origini e Contesto Storico Le origini di Praeneste risalgono all’epoca arcaica, ma il suo massimo splendore venne raggiunto tra il II e il I secolo a.C. La città era nota non solo per la sua posizione strategica, che dominava la valle del Sacco e i collegamenti tra il Lazio e la Campania, ma soprattutto per il suo culto oracolare. La divinità venerata, la Fortuna Primigenia, era considerata la figlia primogenita di Giove, ma allo stesso tempo madre e nutrice di Giove stesso e di Giunone. Questa ambivalenza la rendeva una divinità potente e misteriosa, legata al destino e alla divinazione attraverso le “sorti” (sortes), piccoli bastoncini di legno di quercia che venivano estratti per predire il futuro. La Struttura Architettonica del Santuario Il complesso che ammiriamo oggi, datato intorno alla fine del II secolo a.C., rappresenta un capolavoro di ingegneria. Gli architetti dell’epoca non si limitarono a costruire su un terreno pianeggiante, ma modellarono l’intera montagna attraverso un sistema di terrazzamenti artificiali sovrapposti, collegati da rampe e scale. Il santuario si articola su sei terrazze principali: La Tecnica Costruttiva Il Santuario di Palestrina è fondamentale per la storia dell’arte perché segna il passaggio dall’architettura greca, basata sul sistema trilitico (colonna e architrave), all’architettura romana, basata sull’arco e sulla volta. L’uso massiccio del cementizio permise di creare spazi interni vasti e di sostenere il peso enorme dei terrazzamenti contro la spinta della montagna. Il Palazzo Colonna Barberini e il Museo Nel XVII secolo, la famiglia Barberini costruì il proprio palazzo nobiliare proprio sopra la cavea del teatro antico, seguendo la curvatura naturale della struttura romana. Oggi, questo palazzo ospita il Museo Archeologico Nazionale di Palestrina. L’opera più preziosa conservata al suo interno è il Mosaico del Nilo. Si tratta di una delle più grandi e importanti pavimentazioni musive di epoca ellenistica giunte fino a noi. Risalente alla fine del II secolo a.C., il mosaico raffigura con estrema precisione l’inondazione del Nilo, descrivendo il paesaggio dall’Etiopia fino al delta del Mediterraneo, completo di fauna esotica, templi egizi e scene di vita quotidiana. Conclusione e Stato di Conservazione Gran parte delle strutture che vediamo oggi sono riemerse grazie ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale (1944), che distrussero l’abitato medievale che si era sovrapposto alle rovine romane. Questo evento tragico permise tuttavia agli archeologi di liberare e studiare le sottostanti strutture repubblicane, restituendo al mondo la visione d’insieme del santuario.
Lo sport incontra la solidarietà: arriva la “Partita del Cuore”

Un pomeriggio all’insegna dello sport, della solidarietà e della partecipazione collettiva. A Castel San Pietro Romano è stata annunciata la “Partita del Cuore”, un evento che promette di unire divertimento e impegno sociale coinvolgendo cittadini, amministratori e appassionati di calcio. L’iniziativa si svolgerà sabato 14 marzo alle ore 16.30 presso il campo sportivo comunale “D’Uffizi”, trasformando l’impianto sportivo in un luogo di incontro per tutta la comunità. La sfida vedrà scendere in campo due squadre dal forte valore simbolico: da una parte la Nazionale Italiana Sindaci, dall’altra le vecchie glorie dell’ASD Castel San Pietro Romano. Una partita amichevole che va ben oltre il risultato sportivo, perché il vero obiettivo della giornata sarà sostenere una causa solidale e sensibilizzare il territorio sull’importanza dell’impegno civico. L’evento nasce infatti con uno scopo preciso: raccogliere fondi a favore dell’associazione “Senza Frontiere”, realtà impegnata in attività sociali e solidali. Attraverso il linguaggio universale dello sport, la manifestazione punta a coinvolgere il pubblico in un gesto concreto di solidarietà, dimostrando come anche un semplice evento sportivo possa diventare occasione di aiuto e sostegno per chi ne ha più bisogno. Dietro l’organizzazione della giornata c’è un importante lavoro di squadra tra istituzioni e associazioni del territorio. L’iniziativa è infatti promossa grazie alla collaborazione tra il Comune di Castel San Pietro Romano, la Pro Loco locale, diverse associazioni del paese e con il patrocinio di ANCI Lazio, a conferma della volontà di costruire una rete di partecipazione attiva tra amministratori, volontari e cittadini. Chi desidera contribuire alla raccolta fondi potrà farlo non solo durante la partita ma anche nei giorni precedenti, rivolgendosi alla Pro Loco di Castel San Pietro Romano, presso l’info point del Museo Diffuso. Un modo per permettere a tutti di prendere parte all’iniziativa e sostenere il progetto solidale anche al di fuori del campo da gioco. Per il borgo dei Monti Prenestini l’appuntamento rappresenta anche un momento di grande valore sociale. Eventi come questo rafforzano il senso di comunità e riportano lo sport al suo significato più autentico: un’occasione per stare insieme, condividere passioni e sostenere cause importanti. Sugli spalti sono attese famiglie, giovani e appassionati pronti a tifare e a vivere una giornata di festa. La “Partita del Cuore” si presenta quindi come molto più di un semplice incontro di calcio. È un invito rivolto a tutta la cittadinanza a partecipare, sostenere e condividere un progetto che unisce sport, solidarietà e territorio. In campo si giocherà una partita, ma sugli spalti e nella comunità vincerà soprattutto lo spirito di collaborazione e generosità che caratterizza i piccoli borghi dei Monti Prenestini.
Zagarolo celebra il femminile: la rassegna “Donne, Generazioni e Confronti”

Il Comune di Zagarolo ha inaugurato per il mese di marzo 2026 un denso programma di appuntamenti culturali sotto il titolo “Donne, Generazioni e Confronti”. La rassegna, che trova il suo cuore pulsante all’interno delle sale storiche di Palazzo Rospigliosi, nasce dalla collaborazione tra l’Amministrazione Comunale, l’Istituzione Palazzo Rospigliosi e la Biblioteca Comunale “Giovanni Coletti”. L’obiettivo dichiarato dell’iniziativa è quello di offrire uno spazio di riflessione multidisciplinare sul ruolo della donna nella società contemporanea, analizzando il passaggio del testimone tra diverse generazioni e le sfide ancora aperte sul fronte della parità e dei diritti. Il contesto e gli obiettivi La scelta di Zagarolo come polo culturale per questa rassegna non è casuale. Il borgo, da anni attivo nella promozione di eventi legati alla memoria storica e all’innovazione sociale, utilizza il mese di marzo per trasformare il proprio patrimonio architettonico in un laboratorio di idee. “Donne, Generazioni e Confronti” non si limita a celebrare la ricorrenza dell’8 marzo, ma estende il dibattito a tutto il mese, puntando su tre pilastri fondamentali: la letteratura, il teatro e il confronto diretto tra esperienze di vita differenti. La programmazione letteraria Il calendario degli incontri letterari si svolge prevalentemente presso la Biblioteca Comunale “G. Coletti” e il Salone delle Bandiere di Palazzo Rospigliosi. Questi appuntamenti vedono la partecipazione di autrici contemporanee che, attraverso i loro saggi e romanzi, esplorano l’universo femminile da prospettive diverse. Uno dei fili conduttori degli incontri è la narrazione del quotidiano. Si discute di come le donne abbiano saputo reinventarsi nel corso dei decenni, passando dalle battaglie per l’emancipazione degli anni ’70 alle complessità del mondo digitale e della conciliazione tra vita privata e professionale oggi. La rassegna pone particolare enfasi sul dialogo tra “madri e figlie”, cercando di capire come i valori e le conquiste passate vengano percepiti e rielaborati dalle nuove generazioni. Spettacolo e Impegno: “Frullato fegato e fiori” Tra gli eventi di punta della rassegna figura lo spettacolo teatrale dal titolo “Frullato fegato e fiori”, un’opera che affronta con toni intensi ma necessari le tematiche dell’identità e della resilienza. Il teatro viene utilizzato in questo contesto come strumento di indagine sociale, capace di arrivare al pubblico con un linguaggio immediato ed emotivo. La rappresentazione si inserisce in un percorso di sensibilizzazione che il Comune di Zagarolo porta avanti per contrastare la discriminazione e promuovere una cultura del rispetto. Coinvolgimento istituzionale e sociale La rassegna vede il patrocinio di diverse realtà locali e regionali, a testimonianza dell’importanza sovracomunale dell’evento. Durante le giornate della kermesse, i servizi sociali e culturali della città restano a disposizione per fornire informazioni e supportare il dibattito. L’iniziativa coinvolge attivamente anche il mondo dell’associazionismo locale, che contribuisce all’organizzazione dei momenti di dibattito post-presentazione, rendendo l’evento un’occasione di coesione comunitaria. Informazioni logistiche e accessibilità Tutti gli eventi inseriti nel programma “Donne, Generazioni e Confronti” sono a ingresso libero, compatibilmente con la capienza delle sale. Palazzo Rospigliosi, sede principale delle attività, garantisce l’accessibilità alle strutture. Per i cittadini e i visitatori che desiderano partecipare, la segreteria organizzativa raccomanda di consultare regolarmente i canali social ufficiali del Comune di Zagarolo e dell’Istituzione Palazzo Rospigliosi per eventuali aggiornamenti dell’ultimo minuto o per la prenotazione di posti riservati in occasione degli spettacoli teatrali più affollati. Questa rassegna conferma Zagarolo come un centro culturale vivace, capace di trasformare la riflessione di genere in un’opportunità di crescita collettiva che va oltre la semplice celebrazione, puntando sulla qualità dei contenuti e sul valore dell’incontro umano.
Il Cammino di San Tommaso fa tappa a Genazzano

GENAZZANO (RM) – In un venerdì di marzo che profuma già di primavera, i boschi e le antiche pietre di Genazzano tornano a farsi custodi di un’esperienza che intreccia fede, natura e storia millenaria. Oggi, 6 marzo 2026, il territorio dei Monti Prenestini celebra una delle tappe più suggestive del Cammino di San Tommaso, il percorso culturale e spirituale che collega Roma a Ortona, ricalcando i luoghi che videro protagonista Tommaso d’Aquino. L’appuntamento per i pellegrini e gli amanti del trekking lento è fissato per le ore 09:30 presso l’ingresso monumentale del Ninfeo di Bramante, per poi snodarsi lungo i sentieri che collegano il borgo di Genazzano alle aree naturalistiche circostanti. Non si tratta di una semplice escursione, ma di un viaggio immersivo in quel “felice niente” che caratterizza il paesaggio prenestino, dove il silenzio dei boschi di querce e castagni invita alla riflessione interiore, proprio come accadeva nei momenti mistici descritti nelle cronache medievali legate al Santo. Tra architettura e misticismo Il passaggio a Genazzano rappresenta un cuore pulsante del Cammino. Alle ore 11:30, i partecipanti raggiungeranno il Santuario della Madonna del Buon Consiglio, luogo di profonda devozione dove la leggenda vuole che l’immagine sacra sia giunta miracolosamente dall’Albania nel 1467. Qui, una breve sosta spirituale permetterà di ammirare le stratificazioni artistiche che vanno dal Rinascimento al Barocco, in un dialogo costante con la figura di San Tommaso, il cui pensiero teologico ha permeato profondamente la cultura di queste terre. Tradizioni e sapori del borgo Il programma odierno prevede una sosta tecnica alle ore 13:00 nel centro storico, dove l’accoglienza locale si manifesta attraverso le tradizioni gastronomiche. I pellegrini avranno modo di scoprire i segreti della lavorazione dei prodotti tipici, come i famosi “barozzelli” o il pane cotto a legna, elementi essenziali per sostenere il passo lungo le pendenze dei Colli Prenestini. Nel pomeriggio, alle ore 15:30, presso il Castello Colonna, si terrà un incontro divulgativo intitolato “Tommaso d’Aquino: un ponte tra fede e ragione”, volto a spiegare perché, ancora oggi, il passaggio del Dottore Angelico in queste zone rappresenti un’eredità viva e non solo un ricordo polveroso. La tappa di Genazzano si conferma così non solo un segmento geografico, ma un’esperienza sensoriale completa che valorizza il turismo lento e sostenibile della Provincia di Roma.
Lazio, approvata la Legge 193/2026: Nuovi contributi per l’agricoltura nelle zone montane

Il 18 febbraio 2026, il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato all’unanimità la Legge Regionale n. 193 (inizialmente presentata come Proposta di Legge n. 193), intitolata “Contributi per favorire l’uso agricolo delle zone montane”. Questo provvedimento nasce con l’obiettivo specifico di contrastare l’abbandono delle terre alte, prevenire il dissesto idrogeologico e rilanciare l’economia rurale nei comuni montani del Lazio. Nuova Legge Regionale Lazio (Febbraio 2026): Sostegno all’Agricoltura di Montagna La nuova normativa approvata nel febbraio 2026 rappresenta una svolta operativa per il territorio laziale, introducendo misure dirette a facilitare l’accesso alla terra e la manutenzione delle colture in contesti geografici difficili. La legge si articola principalmente su due binari di finanziamento. 1. Ristoro delle Spese Notarili per l’Acquisto di Terreni Uno dei principali ostacoli al recupero dei terreni montani è l’incidenza dei costi burocratici e legali, che spesso superano il valore di mercato dei piccoli appezzamenti frammentati. 2. Contributi per la Coltivazione di Specie Arboree La seconda misura è una novità assoluta poiché si rivolge anche a chi non è imprenditore agricolo professionale, incentivando la “cura del territorio” anche su piccola scala. Obiettivi Strategici e Risorse Finanziarie Il legislatore ha stanziato per il triennio 2026-2028 una somma complessiva di circa 630.000 euro, suddivisi tra la copertura degli oneri notarili (circa 250.000 euro) e il sostegno alle coltivazioni (circa 380.000 euro). Perché questa legge è importante? La legge 193/2026 non è solo un aiuto economico, ma una strategia di difesa del suolo. L’abbandono delle colture montane comporta: Come accedere ai contributi Sebbene la legge sia stata approvata il 18 febbraio 2026, la sua piena operatività dipende dall’emanazione della Deliberazione attuativa della Giunta Regionale, prevista entro 90 giorni dall’entrata in vigore. Requisiti generali: Conclusione Questa legge colma un vuoto, offrendo un supporto concreto anche agli “agricoltori per passione” o ai piccoli proprietari che, pur non essendo grandi imprenditori, svolgono un ruolo cruciale come “custodi della montagna”.
Emergenza idrica nei Colli Prenestini

Una giornata di forti disagi per migliaia di cittadini e attività commerciali. Oggi, mercoledì 4 marzo 2026, una vasta porzione del territorio dei Colli Prenestini si è svegliata con i rubinetti a secco a causa di un improvviso e massiccio guasto alla rete idrica principale gestita da Acea Ato 2. Il blocco del flusso sta interessando ben sette comuni del comprensorio, costringendo le amministrazioni locali a misure d’emergenza. Il guasto, localizzato nella mattinata di oggi, ha causato l’interruzione immediata della fornitura idrica. Le zone colpite comprendono centri nevralgici come Palestrina, Castel San Pietro Romano, Cave, Genazzano, San Cesareo, Zagarolo e Gallicano nel Lazio. Le criticità maggiori si registrano nelle zone alte e nelle frazioni periferiche, dove la pressione è calata drasticamente già a partire dalle ore 10:00. Per far fronte alla crisi e garantire i servizi minimi essenziali, Acea ha attivato un piano straordinario di rifornimento. Dalle ore 13:00 di oggi, diverse autobotti sono state dislocate nei punti strategici dei comuni coinvolti. A Palestrina, i mezzi sono posizionati in Piazza della Liberazione e nell’area parcheggio dell’ospedale, mentre a San Cesareo il presidio è attivo in Piazza Giulio Cesare. I tecnici sono al lavoro senza sosta per riparare il danno, ma le previsioni non sono ottimistiche per il pomeriggio: lo stop all’erogazione è previsto per l’intera giornata, con un possibile ripristino graduale del servizio solo a partire dalle ore 22:00 di questa sera. Le autorità raccomandano di limitare l’uso dell’acqua raccolta nelle cisterne domestiche ai soli fini igienico-sanitari e di monitorare i canali ufficiali per aggiornamenti in tempo reale.
Sapori in Comune 2026: L’Eccellenza Enogastronomica tra Valmontone, Labico e Colleferro

Il 2026 segna la nascita di un progetto ambizioso per il territorio della Valle del Sacco e dei Monti Prenestini: la prima edizione della sagra “Sapori in Comune”. Questa manifestazione nasce con l’obiettivo di creare un “distretto del gusto” unico, capace di mettere a sistema le tradizioni culinarie di tre centri limitrofi ma profondamente diversi: Valmontone, Labico e Colleferro. L’iniziativa non è solo una celebrazione del cibo, ma una vetrina strategica per i prodotti a chilometro zero, le certificazioni DOP e IGP e la cultura contadina che ancora oggi definisce l’identità di questa fascia della provincia di Roma. Valmontone: La Patria della Pasta e della Convivialità Il cuore pulsante di Valmontone all’interno della sagra è rappresentato dalla sua storica tradizione legata alla pasta artigianale e ai prodotti da forno. Protagonisti indiscussi sono i Gigli di Valmontone, una pasta dalla forma caratteristica ideale per trattenere i sughi tipici della zona, spesso a base di carni locali o rigaglie. Durante l’evento, particolare rilievo viene dato al Pane di Valmontone, noto per la sua crosta croccante e la mollica compatta, prodotto con farine locali che richiamano la vocazione cerealicola della zona. La gastronomia valmontonese si distingue anche per l’uso sapiente delle carni suine, con preparazioni che affondano le radici nelle antiche norcinerie del borgo. Labico: Il Tempio del “Noccioluto” e della Ristorazione d’Autore Labico è universalmente riconosciuta per un prodotto simbolo: il Noccioluto. Questa specialità è diventata l’emblema del comune e rappresenta uno dei punti di forza dell’offerta di “Sapori in Comune”. La sagra permette di scoprire le varianti artigianali di questo dolce e di comprendere il legame tra il territorio e la coltivazione delle nocciole. Inoltre, Labico porta in dote alla manifestazione la sua fama di borgo della ristorazione d’eccellenza. Le proposte gastronomiche includono spesso le erbe spontanee dei campi circostanti e i legumi locali, trattati con tecniche che uniscono la semplicità della tradizione rurale a una cura estetica di alto livello. Colleferro: Tra Innovazione e il Mercato della Terra Colleferro si presenta all’appuntamento come il baricentro logistico e commerciale, valorizzando il legame con il Mercato della Terra di Slow Food. Le eccellenze messe in risalto nel territorio colleferrino durante la sagra comprendono: Un Itinerario di Sostenibilità e Identità La sagra “Sapori in Comune” 2026 è stata concepita per essere un evento itinerante. I visitatori hanno l’opportunità di percorrere un tragitto enogastronomico che collega le piazze storiche di Valmontone ai vicoli di Labico, fino alle aree moderne e funzionali di Colleferro. L’attenzione alla tracciabilità dei prodotti è massima: ogni stand è tenuto a esporre la provenienza delle materie prime, garantendo che ogni assaggio sia un’esperienza autentica del territorio laziale. Dalla Castagna Mosciarella (spesso ospitata dalle zone limitrofe) ai dolci tipici come la Pupa di Valmontone, l’evento si configura come il più importante appuntamento dell’anno per chi cerca la qualità certificata.
A Palestrina splende l’alba del Lazio

C’è un’area, a pochi chilometri da Roma, dove il tempo sembra essersi fermato per preservare un segreto millenario. È il sito di Gabii, una delle città più potenti e influenti del Latium Vetus, che oggi torna a parlarci attraverso una mostra straordinaria ospitata nel cuore di Palestrina. L’esposizione “Gabii: le origini”, inaugurata il 31 gennaio e aperta fino al prossimo 31 ottobre 2026, rappresenta molto più di una semplice collezione di oggetti: è un viaggio antropologico e urbanistico che mette a nudo le radici stesse della nostra civiltà. Un tesoro diffuso che torna a casa Il fascino di questa mostra risiede nella sua capacità di riunire, per la prima volta, reperti che per anni sono stati custoditi in istituti diversi. Grazie alla collaborazione tra il Ministero della Cultura e i principali musei nazionali (come il Museo Nazionale Romano, Villa Giulia e il MUCIV), è stato possibile ricostruire un puzzle archeologico di inestimabile valore. Dalle residenze d’élite che mostrano il lusso delle antiche famiglie principesche, fino alle testimonianze della vita quotidiana nelle prime comunità, il percorso espositivo si snoda attraverso due sezioni fondamentali. Il vero “diamante” della mostra? Le prime testimonianze di scrittura. Gabii non era solo una città di guerrieri e commercianti, ma un faro culturale dove l’alfabeto iniziava a modellare il pensiero del mondo latino. Oltre il museo: riflessioni su una città “fantasma” A differenza di Roma, che ha continuato a crescere stratificandosi su se stessa, Gabii è scomparsa, lasciandoci un’istantanea nitida del periodo preromano. Gli scavi recenti hanno portato alla luce manufatti inediti che riscrivono parte della nostra storia. Una riflessione per i lettori: Spesso camminiamo su terreni che consideriamo “solo campagna”, ignorando che sotto i nostri piedi potrebbero riposare intere città, con le loro piazze, le loro case e i loro sogni. Gabii ci insegna che la memoria è fragile e che basta un secolo di abbandono per cancellare una metropoli. Cosa resterà delle nostre moderne città tra tremila anni se smettessimo di curarle oggi?
Trionfo Jazz a Sanremo: vince il duo Ditonellapiaga-TonyPitony

Il Festival di Sanremo 2026 ha vissuto venerdì 27 febbraio uno dei suoi momenti più spettacolari e attesi: la serata dedicata alle Cover e ai Duetti. Sotto la direzione artistica di Carlo Conti, affiancato dalla co-conduttrice fissa Laura Pausini, il palco dell’Ariston si è trasformato in un laboratorio di contaminazioni musicali, premiando un’accoppiata che ha saputo unire classe jazz e carisma contemporaneo. La Quarta Serata: Il Trionfo di Ditonellapiaga e TonyPitony A conquistare la vittoria della serata sono stati Ditonellapiaga e TonyPitony, che hanno convinto giurie e pubblico con una raffinata versione di “The Lady Is a Tramp”. Il brano, un classico intramontabile portato al successo da Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald, è stato riletto con un’energia travolgente che ha permesso al duo di scalare la classifica di serata, determinata dal voto congiunto del Televoto (34%), della Giuria della Sala Stampa (33%) e della Giuria delle Radio (33%). La serata ha offerto momenti di alto profilo emotivo e televisivo, tra cui spiccano: Il Cammino Verso la Finale: Riassunto delle Serate Precedenti L’edizione 2026 del Festival ha mantenuto un ritmo serrato sin dal debutto, caratterizzandosi per un mix di grandi ritorni e nuove leve del panorama urban e pop. Prima Serata (24 febbraio) Tutti i 30 campioni hanno presentato i loro brani inediti. La serata, che ha visto come co-conduttore l’attore Can Yaman, si è conclusa con una prima classifica parziale dominata da nomi come Serena Brancale, Arisa, Fedez e Masini, Fulminacci e Ditonellapiaga. Seconda Serata (25 febbraio) Si sono esibiti 15 dei 30 artisti in gara. La co-conduzione è stata affidata a un trio dinamico composto da Pilar Fogliati, Achille Lauro e Lillo. Tra i momenti salienti, l’esibizione di Tommaso Paradiso e il duo LDA & Aka 7even, che hanno confermato il loro gradimento presso il pubblico giovane. In questa serata è stata annunciata anche la vittoria di Nicolò Filippucci nella sezione Nuove Proposte con il brano “Laguna”. Terza Serata (26 febbraio) I restanti 15 artisti sono saliti sul palco, presentati dai colleghi che si erano esibiti la sera precedente. La modella Irina Shayk e l’imitatore Ubaldo Pantani hanno affiancato i conduttori. La classifica provvisoria ha visto emergere con forza artisti come Nayt ed Ermal Meta, delineando una lotta al vertice molto equilibrata in vista della finalissima. Verso la Finalissima Con la conclusione della serata delle cover, la competizione entra nella sua fase cruciale. Sabato 28 febbraio, durante la serata finale, i 30 artisti riproporranno i loro brani originali. La classifica generale, resettata e integrata dai nuovi voti, decreterà il vincitore del 76° Festival della Canzone Italiana, che avrà l’onore di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2026 a Vienna.