Un viaggio tra borghi panoramici, archeologia e sentieri d’autunno

Non servono grandi spostamenti per trovare luoghi capaci di sorprendere. A pochi chilometri da Roma, i Colli Prenestini custodiscono paesi arroccati sulle montagne, resti di antiche civiltà e percorsi che attraversano boschi e paesaggi rurali. Con l’arrivo di ottobre, questi luoghi diventano una meta interessante per chi vuole rallentare, scoprire storie poco conosciute e trascorrere una giornata lontano dal traffico della capitale. Per oggi, martedì 13 ottobre, l’idea è quella di costruire un piccolo itinerario tra Palestrina, Castel San Pietro Romano e Zagarolo, tre tappe diverse che raccontano altrettanti aspetti dell’identità del territorio. Palestrina, dove la storia romana incontra il paesaggio Il punto di partenza: l’antica Praeneste A Palestrina si può cominciare dal Santuario della Fortuna Primigenia, uno dei complessi monumentali più significativi dell’Italia antica. Le sue terrazze, sviluppate lungo il pendio della città, raccontano la grandezza dell’antico centro di Praeneste e offrono una prospettiva particolare sul rapporto tra architettura e paesaggio. La visita può proseguire al Museo Archeologico Nazionale Prenestino, per approfondire la storia del santuario e del territorio. Prima di partire, è consigliabile verificare gli orari di apertura del museo. Castel San Pietro Romano, il borgo da osservare lentamente Vicoli, memoria e panorami Arroccato sui Monti Prenestini, Castel San Pietro Romano è una tappa ideale per chi ama i centri storici raccolti e le vedute aperte sulla campagna. Qui il modo migliore per esplorare è camminare senza fretta tra le stradine, osservare le architetture del borgo e raggiungere i punti panoramici. Per conoscere meglio la storia locale si può visitare il Museo Diffuso, dedicato alla memoria e alle tradizioni del paese. Il borgo è inoltre un buon punto di partenza per comprendere il legame tra le comunità montane e il territorio circostante. Zagarolo, un museo che racconta l’infanzia Una tappa diversa dal solito Per concludere l’itinerario, Zagarolo offre un’alternativa curiosa: il Museo del Giocattolo, che conserva una raccolta di giochi e oggetti legati all’infanzia di epoche differenti. È una visita adatta anche alle famiglie e a chi desidera riscoprire come siano cambiati i modi di giocare nel corso del Novecento. Il museo risulta indicato con apertura il martedì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18; è comunque opportuno verificare eventuali variazioni prima della visita. Per chi preferisce camminare: i sentieri dei Monti Prenestini I Colli Prenestini non si esauriscono nei centri abitati. Nei dintorni di Capranica Prenestina si trovano percorsi escursionistici che permettono di immergersi nel paesaggio montano e osservare il territorio da una prospettiva diversa. In autunno, foglie, boschi e temperature generalmente più miti rendono le passeggiate particolarmente piacevoli, purché si scelgano itinerari adeguati alla propria esperienza e si controllino le condizioni meteorologiche. L’itinerario può essere organizzato anche in una sola giornata, scegliendo due tappe anziché tutte e tre: una visita archeologica al mattino e una passeggiata nel borgo nel pomeriggio sono sufficienti per scoprire una parte significativa del territorio. I Colli Prenestini dimostrano così che il patrimonio del Lazio non è fatto soltanto di monumenti celebri e mete affollate. È composto anche da piccoli centri, musei meno conosciuti e paesaggi che meritano di essere esplorati con curiosità, dando valore a luoghi vicini ma spesso esclusi dagli itinerari più frequentati.
La Leggenda di San Gregorio da Sassola e la Rupe di Capranica

I Colli Prenestini offrono un paesaggio fatto di creste calcaree, fossati scoscesi e borghi arroccati che sembrano sfidare la gravità. In questo contesto orografico impervio e suggestivo si sono sviluppati centri urbani in cui la natura e l’architettura si compenetrano, dando vita a storie di eremiti, santi e fortificazioni inespugnabili. A Capranica Prenestina, il borgo situato sulla vetta più alta del gruppo montuoso, la maestosa Cupola del Vignola domina un panorama che spazia fino al mare. Una delle leggende più radicate nella memoria del territorio riguarda la fondazione di San Gregorio da Sassola e la figura di Papa Gregorio Magno. La tradizione vuole che il pontefice, nel VI secolo d.C., per sfuggire alle devastanti incursioni dei Longobardi e trovare meditazione, si fosse rifugiato tra le forre isolate e inaccessibili dei Colli Prenestini. In questi anfratti naturali, protetti da pareti di roccia e fitti boschi di castagno, il santo fondò monasteri e luoghi di preghiera, lasciando un’impronta spirituale che ha plasmato l’identità di questi borghi. Poco distante, la rocca di Poli e i sentieri dei Monti Prenestini custodiscono le tracce del brigantaggio e delle contese tra le famiglie nobiliari dei Colonna e dei Conti. Ogni pietra, dai monumentali ponti romani dell’Acquedotto fino ai resti dei castelli arroccati, narra di un territorio difeso con tenacia, dove il paesaggio aspro ha protetto per secoli la cultura e l’indipendenza delle comunità locali.
Verrio Flacco e il mistero dei Fasti Prenestini

Tra le ripide pendici dei Colli Prenestini, dove oggi sorge Palestrina, la storia antica non è custode soltanto di santuari monumentali, ma dell’idea stessa con cui i Romani misuravano il tempo e organizzavano il proprio mondo. Molto prima che il calendario diventasse un oggetto cartaceo o digitale, la scansione dei giorni, delle feste religiose e delle ricorrenze civili era affidata al marmo e alla pietra. Tra le testimonianze più straordinarie dell’antichità classica spiccano i Fasti Prenestini, un’opera monumentale che unisce erudizione, propaganda e astronomia. Realizzati tra il 6 e il 10 d.C., i Fasti portano la firma intellettuale di Marco Verrio Flacco, tra i più celebri grammatici del suo tempo e precettore fidato dei nipoti dell’imperatore Augusto (Lucio e Gaio Cesare). Nato probabilmente a Praeneste, Verrio Flacco volle donare alla sua città natale un calendario monumentale composto da dodici grandi lastre di marmo — una per ciascun mese — affisse pubblicamente nel Foro cittadino. Non si trattava di un semplice promemoria per i giorni di mercato o per le udienze giudiziarie: esporre i Fasti nel Foro significava mostrare al popolo la nuova architettura del potere augusteo. Attraverso le incisioni nel marmo, il calendario registrava passaggi fondamentali per la civiltà romana: vi era annotata la riforma dell’anno bisestile introdotta da Giulio Cesare, insieme alla modifica fortemente voluta da Augusto, che rinominò il mese di Sextilis in Augustus (l’odierno agosto) per celebrare la propria grandezza politico-militare. Se in età arcaica la conoscenza del tempo era un segreto gelosamente custodito dai sacerdoti e rivelato solo su decisione dei pontefici, la monumentalizzazione del calendario ne sanciva la dimensione pubblica e politica. Delle dodici lastre originarie, la terra dei Colli Prenestini ha restituito solo preziosi frammenti a partire dalla fine del XVIII secolo, relativi ai mesi di gennaio, marzo, aprile e dicembre. Oggi, per ammirare i frammenti marmorei originali occorre recarsi al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma, ma la memoria dell’opera vive vivida a Palestrina: il Museo Archeologico Nazionale, alloggiato all’interno del rinascimentale Palazzo Barberini in cima all’antico Santuario della Fortuna Primigenia, ne custodisce una fedele ricostruzione. Guardare da vicino le iscrizioni di Verrio Flacco significa immergersi in un’epoca in cui anche lo scorrere dei giorni era scolpito nell’eternità della pietra.
Settimana Mondiale dello Spazio 2026

La Settimana Mondiale dello Spazio rappresenta uno dei più rilevanti appuntamenti globali dedicati alla divulgazione scientifica, all’esplorazione del cosmo e alla valorizzazione delle tecnologie aerospaziali. Istituita ufficialmente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 1999, questa ricorrenza si celebra ogni anno a livello internazionale dal 4 al 10 ottobre. Le date scaturiscono da due eventi fondamentali che hanno segnato in modo indelebile la storia scientifica e tecnologica dell’umanità. Il 4 ottobre 1957 segna il lancio dello Sputnik 1, il primo satellite artificiale realizzato dall’uomo a essere posizionato con successo nell’orbita terrestre, inaugurando ufficialmente l’era spaziale. Il 10 ottobre 1967 è invece la data di entrata in vigore del Trattato sui principi che governano le attività degli Stati in materia di esplorazione e utilizzo dello spazio extra-atmosferico, compresi la Luna e gli altri corpi celesti. Questo accordo internazionale, noto comunemente come Trattato sullo Spazio Extra-Atmosferico, costituisce il pilastro fondamentale del diritto spaziale e stabilisce la fruizione pacifica del cosmo a beneficio di tutte le nazioni. L’edizione della Settimana Mondiale dello Spazio per il 2026 pone al centro dell’attenzione un tema di primaria importanza industriale e tecnologica: “Rocket Revolution”, ovvero la rivoluzione dei vettori e dei sistemi di lancio. Questa scelta tematica sottolinea la profonda trasformazione in atto nell’architettura dei trasporti spaziali, caratterizzata dall’affermazione dei razzi riutilizzabili, dal notevole abbattimento dei costi di accesso all’orbita terrestre e dall’ingresso di un numero sempre maggiore di attori commerciali e istituzionali nel panorama internazionale. La riutilizzabilità dei vettori d’attacco e il perfezionamento dei propulsori a basso impatto e ad alta efficienza stanno modificando in maniera strutturale la frequenza delle missioni scientifiche e commerciali. La possibilità di lanciare payload, satelliti e componenti infrastrutturali con tempistiche ridotte e a costi sostenibili consente la realizzazione di nuove costellazioni satellitari per il monitoraggio ambientale, per le comunicazioni globali e per l’osservazione della Terra. Al contempo, il potenziamento delle capacità di carico e la maggiore frequenza di volo pongono le basi operative essenziali per sostenere i programmi dedicati al ritorno dell’uomo sulla Luna e alle successive esplorazioni del pianeta Marte. Durante il periodo compreso tra il 4 e il 10 ottobre, istituzioni pubbliche, agenzie spaziali, centri di ricerca, università, scuole, musei scientifici e aziende private organizzano simultaneamente in decine di paesi un’ampia serie di iniziative volte a coinvolgere il pubblico e le giovani generazioni. Le attività previste includono conferenze scientifiche, seminari accademici, laboratori didattici dedicati alle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, mostre espositive ed eventi di osservazione astronomica guidata. Attraverso il coordinamento della World Space Week Association e il patrocinio delle Nazioni Unite, la manifestazione si propone di promuovere la cooperazione internazionale nel settore aerospaziale, di sensibilizzare la collettività sull’importanza dei servizi satellitari nella vita di tutti i giorni e di ispirare le future generazioni di studenti, ricercatori e ingegneri. In questa prospettiva, la Settimana Mondiale dello Spazio 2026 offre un’occasione fondamentale per analizzare lo stato dell’arte delle tecnologie di lancio e per comprendere come le innovazioni ingegneristiche attuali stiano ridefinendo in modo permanente l’accesso della civiltà umana allo spazio extra-atmosferico.
Cave e Lorenzo Ferri, la storia di un artista raccontata nel cuore del paese

Nel cuore dei Colli Prenestini c’è un museo che permette di conoscere una figura particolare della cultura italiana del Novecento. È il Museo Civico Città di Cave – Lorenzo Ferri, dedicato all’artista Lorenzo Ferri, scultore, pittore, restauratore e sindonologo vissuto tra il 1902 e il 1975. Per chi arriva a Cave durante il mese di ottobre, la visita al museo può diventare un’occasione per scoprire un aspetto meno conosciuto della storia del territorio, attraverso le opere di un artista che ha mantenuto per tutta la vita un forte legame con la ricerca artistica e religiosa. Il museo è stato inaugurato nel 2013 all’interno dell’ex Ospedale Mattei di via Cavour e conserva una ricca raccolta di opere in gesso. La collezione permette di seguire le diverse fasi della carriera di Ferri, dagli anni Venti fino agli ultimi anni della sua attività. Tra i materiali conservati ci sono bozzetti e studi preparatori che raccontano il processo creativo dell’artista prima della realizzazione delle opere definitive. Tra i lavori presenti si trovano anche studi legati a monumenti e opere realizzate in diverse città. Il museo conserva, per esempio, i bozzetti della statua dedicata a Trilussa e quelli relativi al monumento a Giovanni Giolitti. Sono inoltre presenti opere di carattere religioso, tra cui l’Ecce Homo, il Cristo Alfa-Omega e il Cristo Redentore, oltre ai bozzetti realizzati per il concorso delle porte bronzee della Basilica di San Pietro. Particolarmente interessante è anche il rapporto tra Ferri e la figura della Sindone. L’artista dedicò infatti una parte importante della propria ricerca allo studio del volto e della figura di Cristo, sviluppando un’attività che lo portò a essere conosciuto anche come sindonologo. Il percorso museale non si limita però alla raccolta principale. Il Museo Civico Città di Cave comprende infatti anche una sezione dedicata al Presepe Monumentale, ospitata nelle sale ipogee dell’ex convento degli Agostiniani. Il sistema museale cittadino è inoltre entrato a far parte del Museumgrandtour, la rete museale territoriale dei Castelli Romani e Prenestini. La visita può quindi diventare il punto di partenza per conoscere Cave da una prospettiva diversa. Non soltanto un paese dei Colli Prenestini da attraversare durante una gita fuori porta, ma un territorio nel quale storia locale, arte e memoria si incontrano. Il museo si trova in via Cavour 23 e, secondo le informazioni pubblicate dal Comune, è visitabile dal mercoledì alla domenica, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30. Prima della visita è comunque consigliabile verificare eventuali variazioni degli orari.
A Bellegra tornano le Tacchie ai Funghi Porcini

Dove: Bellegra (RM), Piazza del Municipio e centro del paeseQuando: 9, 10 e 11 ottobre 2026Cosa trovare: tacchie ai funghi porcini, prodotti tipici, artigianato, musica e folklore A Bellegra ottobre è dedicato a uno dei piatti più caratteristici della cucina locale. Dopo il primo appuntamento di inizio mese, dal 9 all’11 ottobre torna la 18ª Sagra delle Tacchie ai Funghi Porcini, manifestazione che unisce gastronomia, artigianato, musica e tradizioni del borgo. Le tacchie sono una pasta fatta a mano preparata con acqua, farina e uova. L’impasto viene lavorato e successivamente tagliato a mano in forme irregolari, secondo una preparazione tradizionale che trova nei funghi porcini uno degli abbinamenti più caratteristici. La sagra si sviluppa nel centro di Bellegra attraverso stand gastronomici e artigianali. I visitatori potranno quindi assaggiare il piatto protagonista dell’evento e, allo stesso tempo, scoprire altri prodotti del territorio. La scelta di dedicare la manifestazione a un piatto della cucina locale permette di raccontare anche il rapporto tra gastronomia e territorio. Le tacchie appartengono infatti a una tradizione casalinga e popolare che nel corso degli anni è diventata uno degli elementi riconoscibili della cucina bellegrana. Durante il fine settimana non mancheranno musica e appuntamenti folkloristici. La festa non sarà quindi soltanto un’occasione per sedersi a tavola, ma un momento di incontro che coinvolgerà le strade e le piazze del paese. Tra gli appuntamenti più caratteristici del secondo weekend ci sarà anche il corteo storico “Gens Vitellia”, previsto per domenica 11 ottobre. L’iniziativa permetterà di riportare il pubblico indietro nel tempo, collegando la festa gastronomica alla storia e alle origini del borgo. L’evento può diventare inoltre un’occasione per visitare Bellegra e il territorio dei Colli Prenestini in un periodo dell’anno particolarmente adatto alle passeggiate e alla scoperta dei piccoli centri dell’area. La sagra si rivolge quindi a un pubblico molto ampio: dagli appassionati di cucina tradizionale alle famiglie, fino a chi vuole semplicemente trascorrere una giornata fuori porta e conoscere uno dei prodotti gastronomici più rappresentativi di Bellegra. La 18ª edizione della Sagra delle Tacchie ai Funghi Porcini si svolgerà anche nel weekend del 9-11 ottobre, con degustazioni a pranzo e cena e un programma di iniziative collaterali.
Il grande ritorno: Gli Oasis conquistano la Capitale

Dopo anni di indiscrezioni, smentite e un’attesa che sembrava infinita, il sogno dei fan italiani è diventato realtà: gli Oasis tornano dal vivo e fanno tappa in Italia con un grande appuntamento che si preannuncia già storico. La storica band di Manchester guidata dai fratelli Liam e Noel Gallagher ha inserito Roma nel calendario ufficiale dell’Oasis Live ’27, rendendo la Capitale uno dei fulcri europei della loro attesissima reunion. Date e location degli show Il teatro di questo evento epocale sarà lo Stadio Olimpico di Roma, la cornice perfetta per accogliere le decine di migliaia di appassionati attesi da ogni parte d’Italia e d’Europa. Le date ufficiali confermate per i concerti romani sono: Inizialmente previste solo per la fine di luglio, la risposta del pubblico e una richiesta di biglietti senza precedenti hanno spinto la band ad aggiungere una terza serata (quella del 26 luglio), trasformando la permanenza romana dei Gallagher in una vera e propria residenza rock. Cosa aspettarsi e come prepararsi La scaletta ripercorrerà i grandi classici che hanno segnato gli anni ’90 e la storia della musica mondiale: da inni generazionali come Wonderwall, Don’t Look Back in Anger e Champagne Supernova, fino ai brani iconici tratti dai primi leggendari album Definitely Maybe e (What’s the Story) Morning Glory?. I biglietti saranno acquistabili attraverso i canali di vendita ufficiali come Ticketmaster, con fasce di prezzo standard che spazieranno da circa 90 € a 270 € (commissioni incluse), a seconda del settore scelto (dalla curva al prato). Considerato l’altissimo livello di richiesta registrato nelle tappe britanniche e internazionali, per garantirsi un posto è fondamentale seguire con attenzione le procedure di registrazione ai presale indicati dai promoter ufficiali. Per chi arriverà da fuori Roma, la zona del Foro Italico è facilmente raggiungibile con i trasporti pubblici dal centro cittadino e dalle stazioni ferroviarie principali, anche se si consiglia di muoversi con largo anticipo nei giorni degli eventi. L’arrivo degli Oasis a Roma non è semplicemente un doppio o triplo concerto, ma la celebrazione di una riappacificazione musicale che i fan attendevano dal 2009. L’estate del 2027 si preannuncia già infuocata sotto il cielo della Capitale.
Colleferro : la Capitale dello Spazio si sposta in città

Nel cuore della Valle del Sacco, Colleferro rappresenta un caso unico nel panorama urbanistico e culturale del Lazio. Nata nella prima metà del Novecento come “città di fondazione” legata all’industria chimica e manifatturiera, la città ha saputo reinventarsi radicalmente nel XXI secolo, trasformandosi in un hub di eccellenza internazionale per la tecnologia e la ricerca aerospaziale. Colleferro è nota a livello globale per essere la sede principale di Avio, l’azienda leader nel settore della propulsione spaziale e dei lanciatori aerospaziali. La città ha un legame storico profondo con questa realtà industriale, tanto da essere stata nominata Capitale europea dello spazio nel 2022. Storia, architettura e i rifugi sotterranei Fondata ufficialmente nel 1935 attorno agli stabilimenti BPD (Bombrini Parodi Delfino), Colleferro conserva un’architettura razionalista visibile nei suoi quartieri storici, progettati dall’architetto Riccardo Morandi. Tra le attrazioni di maggior rilievo storico figurano: La Capitale Europea dello Spazio e i grandi eventi Colleferro è nota a livello globale per essere la sede principale di Avio, l’azienda leader nella produzione dei vettori spaziali Vega. Questa vocazione ad alta tecnologia ha portato la città a essere nominata Capitale Europea dello Spazio 2022 nell’ambito dell’associazione CCTP (Comunità delle Città Ariane). Durante tutto l’anno, e in particolare tra la primavera e l’estate, la città ospita eventi scientifici, festival di divulgazione e manifestazioni culturali come la Notte Bianca dello Spazio e la tradizionale Fiera di Santa Barbara a inizio dicembre, patrona della città e dei minatori. Enogastronomia e come arrivare La cucina locale risente della posizione di confine tra la campagna romana e la Ciociaria: tra le specialità spiccano i primi piatti a base di pasta fresca handmade, carni alla brace e i vini della vicina zona del Cesanese. Raggiungere Colleferro è molto semplice: la città dista circa 50 km da Roma ed è servita direttamente dall’autostrada A1 (uscita Colleferro) e dalla linea ferroviaria Roma-Cassino, con treni regionali frequenti dalla Stazione Termini.
Castel San Pietro Romano: al via la VI edizione di “Pranzo nel Borgo”

Un viaggio suggestivo tra memoria rurale, storia medievale e i sapori autentici dei Monti Prenestini. Domenica 11 ottobre 2026 (dalle ore 11:00 alle 19:00), uno dei Borghi più Belli d’Italia torna a vestirsi d’antico per la VI edizione di “Pranzo nel Borgo”, un appuntamento ideato per riscoprire le radici del territorio attraverso il cibo, la rievocazione storica e le tradizioni contadine. Il programma della giornata: tra storia e tradizione La manifestazione offrirà un ricco programma di iniziative sparse nel centro storico, alla Rocca dei Colonna e in Piazza San Pietro: Ad accompagnare tutta la giornata ci sarà la musica dal vivo del gruppo ERRE SEI. Info utili, biglietti e navette
71° Campionato Nazionale Libertas di Atletica Leggera

Lo sport che unisce, abbatte le barriere e celebra l’inclusione ha fatto tappa nel territorio della provincia di Roma. I comuni di Colleferro e Valmontone si sono trasformati nel cuore pulsante dell’atletica leggera italiana ospitando con grande successo il 71° Campionato Nazionale Libertas – Memorial Vincenzo Di Pietro. L’importante kermesse sportiva, organizzata dal Centro Provinciale Sportivo Libertas Roma con la collaborazione tecnica del Circolo Ricreativo Libertas di Valmontone, ha richiamato centinaia di atleti provenienti da ogni angolo d’Italia. Il programma gare si è articolato su un weekend intenso e ricco di emozioni. La manifestazione si è aperta venerdì 18 settembre presso lo Stadio “M. Natali” di Colleferro, teatro delle affascinanti e combattute discipline dei lanci. Successivamente, l’evento si è spostato sugli impianti dedicati di Valmontone per completare la fitta serie di gare su pista e pedana. A sfidarsi sono stati sportivi di tutte le categorie agonistiche, dai giovanissimi Esordienti fino ai veterani Master, tesserati Libertas e FIDAL. Elemento centrale e di grande rilievo della manifestazione è stata la straordinaria partecipazione degli atleti Paralimpici. La loro presenza ha confermato ancora una volta il valore primario dell’atletica come veicolo di integrazione, abbattimento dei pregiudizi e crescita sociale, dimostrando nei fatti che lo sport è e deve rimanere una risorsa accessibile a tutti. La riuscita di una macchina organizzativa così complessa è stata resa possibile dall’intesa sinergica tra le due amministrazioni comunali, dall’impegno profuso dai volontari e dal prezioso sostegno dei partner locali (tra cui Del Brusco Tendo Coperture, Conad, Todis e la BCC di Paliano). La risposta entusiasta del pubblico e il livello tecnico espresso in pista hanno decretato il successo di un weekend memorabile, che proietta nuovamente Colleferro e Valmontone come punti di riferimento nell’impiantistica e nell’organizzazione di grandi eventi sportivi a livello nazionale.