Dicembre a Roma

Oltre che dei suoi monumenti, dei suoi palazzi e delle sue chiese, una città è fatta anche dei riflessi delle sue storie e della vita che la attraversa. Una vita che, a Roma, è sempre stata scandita da riti, feste, ricorrenze, anniversari, celebrazioni: un fitto calendario di appuntamenti fissi che, con il loro carico di tradizioni, rappresentavano un’occasione di riflessione, tanto religiosa quanto civile, di incontro, condivisione e divertimento, stagione dopo stagione.

Se alcuni, come si dice, non hanno resistito all’oblio del tempo o hanno perso parte di quel senso di perfetta meraviglia che sapevano regalare ai romani e ai tanti visitatori della città, altri godono ancora oggi di ottima salute e si sono persino arricchiti di nuovi elementi. E altri ancora, anche se nati in anni più recenti, sono ormai entrati a pieno titolo tra le “tradizioni” moderne e contemporanee della città.

Così, per vivere appieno Roma e sentirsi dentro la sua storia, mese per mese vi raccontiamo alcuni dei giorni e dei momenti speciali della città, di oggi e di ieri, gli appuntamenti più sentiti o attesi, o anche semplicemente più curiosi.

Santa Barbara, 4 dicembre

Dubbi e incertezze aleggiano sulla storicità della santa di Nicomedia ma la leggenda che la veda protagonista – le torture subite e la morte a opera del padre, poi prontamente incenerito da un fulmine divino ¬– le garantisce fama e notorietà già a partire dal VI-VII secolo. La sua prima raffigurazione è forse proprio a Roma, in un affresco di Santa Maria Antiqua, e origini remote hanno anche l’oratorio annesso alla chiesa di San Gregorio al Celio e la chiesa di Santa Barbara dei Librai.

Ma sono soprattutto i tanti patronati fioriti in relazione alla sua storia a suggellare la popolarità della giovane Barbara. L’elenco comprende, in particolare, le professioni più esposte a rischi e pericoli improvvisi, al fuoco e alle esplosioni: minatori, artiglieri, artificieri, vigili del fuoco e marinai, quindi, che organizzano ogni 4 dicembre, in occasione della festa della santa, parate, cerimonie ed eventi speciali.

Nella Roma del Cinquecento devoti a Santa Barbara erano inevitabilmente i precursori dei moderni artiglieri, cioè i bombardieri preposti alla difesa di Castel Sant’Angelo. Che a loro spese pagarono una delle cappelle nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, dedicandola alla loro protettrice e decorandone le pareti con sorprendenti spingarde, mortai, cannoni, obici, palle, proiettili e barili di polvere da sparo. Organizzati in una confraternita dal 1594, i bombardieri pontifici godevano di un certo numero di privilegi ed esenzioni – tra cui la possibilità di liberare un condannato a morte due volte all’anno, il 29 settembre, per la festa di San Michele Arcangelo, e appunto il 4 dicembre.

La festa dell’Immacolata Concezione, 8 dicembre

È una festività ufficiale dal 1854, quando Pio IX sancì con un dogma un’antica tradizione cristiana – il concepimento senza macchia della Vergine Maria, la sola creatura immune dal peccato originale. A Roma esistevano già alcune chiese dedicate all’Immacolata, per esempio quella dei Cappuccini a via Veneto e la settecentesca cappella della Casina di Raffaello, ma in quell’occasione si decise di erigere uno speciale monumento commemorativo.

Innalzata davanti all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, in omaggio alla nazione che si era più spesa per la definizione del dogma, la Colonna dell’Immacolata fu così inaugurata l’8 dicembre del 1857 in piazza Mignanelli, a ridosso di piazza di Spagna e quasi in asse con la Fontana della Barcaccia. Proprio ai piedi della colonna, sulla cui sommità svetta la statua in bronzo della Madonna, si svolge quella cerimonia religiosa e folcloristica che, dal 1953, vede la presenza straordinaria del papa: l’omaggio floreale offerto ogni 8 dicembre alla Beata Vergine.

Ad aprire la giornata sono i Vigili del fuoco che, in ricordo dei loro 220 colleghi che innalzarono il monumento, si arrampicano alle prime luci del mattino sulle loro scale per donare a Maria una ghirlanda di fiori. La visita del pontefice è solitamente nel pomeriggio: l’evento richiama un’immensa folla di curiosi e devoti, molti dei quali offrono a loro volta omaggi floreali fino a sommergere la base del monumento. Ma l’8 dicembre è una delle feste più attese anche perché tradizionalmente apre le porte al Natale, con l’accensione delle luminarie in via del Corso e degli alberi di Natale in piazza San Pietro e in piazza Venezia.

Il cottìo e la vigilia di Natale, 23-24 dicembre

Un menù rigorosamente di magro, come imposto dai precetti della Chiesa, a base di anguille, pescetti marinati, brodo di pesce, spaghetti con le alici o al sugo di tonno e baccalà con pinoli e uvetta, intervallati da mele e broccoli fritti in pastella: nella Roma di un tempo, la cena del 24 dicembre era uno degli appuntamenti a tavola più attesi del calendario religioso. Il primo atto della vigilia era però un coloratissimo spettacolo all’aperto che, la notte del 23 dicembre, faceva convergere dame e gentiluomini, popolo minuto e forestieri in visita tra i banchi del mercato del pesce.

La tradizione del cottìo di Natale, la vendita all’ingrosso di pesce con prezzi stabiliti tramite un’asta, era nata all’ombra del Portico di Ottavia, nella piazza che fronteggia la chiesa di Sant’Angelo in Pescheria. Era qui che, dal XII secolo fino all’inizio dell’Ottocento, si vendevano pesci di ogni tipo e misura – incluse le immancabili razze per la famosa minestra d’arzilla con i broccoli. Leggi e consuetudini regolavano l’asta, creando un’atmosfera carica di spettacolarità in cui risuonavano parole sconosciute ai più: termini gergali come “a gazzimme”, a metà, comprensibili solo a “cottiatori” e acquirenti, tra cui i cuochi delle grandi famiglie romane che sceglievano con cura gli ingredienti del cenone.

Sopravvissuta al trasferimento del mercato prima a via di San Teodoro, a pochi passi dal Circo Massimo, e poi dal 1927 ai mercati generali sulla via Ostiense, l’usanza ha continuato ad animare l’antivigilia di Natale fino alla metà del Novecento, a suon di cartocciate di pesce fritto offerte a tutti i partecipanti, e negli ultimi anni è stata riportata in auge da alcuni eventi isolati. A rimanere stabilmente viva ancora oggi è invece la tradizione del cenone di Natale, con il pesce e le verdure di stagione protagonisti indiscussi a tavola.

Natale, 25 dicembre

Il presepe al centro dello scenografico abbraccio del colonnato di Bernini a San Pietro, il messaggio Urbi et Orbi pronunciato dal pontefice dalla Loggia delle Benedizioni ma anche il mercatino intorno alle fontane barocche di piazza Navona o i cappelletti fumanti in tavola: tra consuetudini sacre e profane, a Roma il Natale ha sempre una nota particolarmente solenne. Per la presenza del pontefice, certo, ma anche per il suo legame ancestrale con la città.

La prima menzione certa della Natività di Cristo con la data del 25 dicembre è della metà del IV secolo, in una sorta di calendario illustrato redatto proprio per un aristocratico romano. Ma anche la scelta della data risentirebbe di ricorrenze e riti legati al mondo pagano e al solstizio d’inverno: i banchetti e gli scambi di doni che caratterizzavano i Saturnali – le festività più allegre del calendario romano – e la festa del “Dies natalis Solis Invicti”, celebrata proprio il 25 dicembre. E dedicata appunto al dio Sole, in cui onore già all’epoca si mangiava quel “pane” dorato e rotondo, il pangiallo, che fu per secoli immancabile sulla tavola natalizia della Roma dei Papi, insieme ai mostaccioli e al torrone romano.

Terminato il cenone e la classica tombolata, i romani accorrevano in massa alla messa di mezzanotte, che dà il via alle celebrazioni del Natale. La più famosa e suggestiva è oggi forse quella nella basilica di San Pietro ma il primato spettò a lungo a Santa Maria Maggiore. Detta “ad Praesepe” per le reliquie della “sacra culla”, la basilica conserva anche il primo presepe moderno della storia, scolpito da Arnolfo Di Cambio alla fine del Duecento. Fino all’inizio del Novecento, straordinari presepi si potevano visitare, oltre che nelle chiese (per esempio a San Marcello al Corso o nella basilica dei Santi Cosma e Damiano), anche nelle case delle ricche famiglie romane, che aprivano a tutti i loro portoni. Ma il presepe per eccellenza è da sempre quello dell’Aracoeli, il cui Bambino Gesù, il “pupo” o bambinello, è stato oggetto da sempre di una venerazione particolare, venata di tenerezza e familiarità. Una venerazione che non si è interrotta neppure dopo che, agli inizi degli anni Novanta, l’originale fu trafugato e sostituito da una copia.

San Silvestro e la vigilia di Capodanno, 31 dicembre

Il compito di vegliare sull’ultimo giorno dell’anno è affidato, nel calendario liturgico, al pontefice che guidò la Chiesa dal 314 alla sua morte, avvenuta proprio il 31 dicembre del 335: 21 anni che coincidono con l’impero di Costantino e che segnano il passaggio dalla Roma pagana a quella cristiana, dal vecchio al nuovo mondo. Fu su suo suggerimento che Costantino avviò la costruzione delle prime grandi basiliche di Roma ma la devozione popolare attribuì al santo anche miracoli e imprese straordinarie, raccontati negli affreschi del complesso dei Santi Quattro Coronati.

Gli unici elementi di carattere religioso che accompagnano la fine dell’anno sono però la messa celebrata nella chiesa di San Silvestro in Capite – dove secondo la tradizione riposa Silvestro – e la solenne funzione serale del Te Deum presenziata dal pontefice. Assai più numerosi sono i “rituali” profani della notte di San Silvestro, dal bacio sotto al vischio all’usanza di mangiare lenticchie o di indossare qualcosa di rosso, un colore considerato di buon auspicio anche nella Roma imperiale.

Ma a Roma la vigilia di Capodanno è soprattutto una grande festa di strada, da trascorrere, dopo l’imprescindibile cenone, brindando al nuovo anno tra le scenografie suggestive offerte dalla città o sulle terrazze del Gianicolo o del Pincio, tra i migliori punti panoramici per perdersi nello spettacolo dei fuochi d’artificio. Nel calendario dei tanti eventi e spettacoli organizzati dalla città, è però la musica la grande protagonista: dal “concertone” che per anni ha riempito di note il Circo

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