La Silla e la Fortuna: il gigante di pietra di Palestrina e i suoi oracoli segreti

Se pensate che la Roma antica abbia concentrato tutte le sue meraviglie ingegneristiche e religiose entro le mura aureliane, dovete salire verso i Colli Prenestini per ricredervi. A Palestrina, l’antica Praeneste, sorge una struttura che lasciava a bocca aperta perfino i viaggiatori del Gran Tour: il Santuario della Fortuna Primigenia. Costruito su ben sei terrazze artificiali scavate nella roccia del Monte Ginestro, questo enorme complesso elicoidale era la sede dell’oracolo delle Sortes Prenestinae. La storia di questo luogo affonda le radici nel mito. Si racconta che un nobile locale, Numerio Suffustio, dopo aver fatto ripetuti sogni premonitori, spezzò una selce nel punto indicato dalle visioni. Miracolosamente, dalla roccia viva sgorgarono delle tavolette d’oro finemente incise in caratteri arcaici: le famose “sorti”. Per secoli, da ogni angolo del Mediterraneo – compresi generali del calibro di Lucio Cornelio Silla e imperatori romani – migliaia di pellegrini salirono a Palestrina per conoscere il proprio destino. Il rito era suggestivo e inquietante: un fanciullo scendeva in un pozzo sacrale per estrarre a sorte i legni o le tavolette, che venivano poi interpretate dai sacerdoti. Ciò che rende questo luogo una vera curiosità della regione laziale è la sua incredibile “sopravvivenza”. Per secoli, la Palestrina medievale è stata letteralmente costruita sopra il santuario romano, inglobandolo. Fu soltanto nel 1944, a causa dei tragici bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che rasarono al suolo il centro abitato moderno, che l’antica struttura romana riemerse intatta dalle macerie, rivelando le sue imponenti gradinate, i ninfei e la scenografica cappella circolare superiore. Oggi, camminare tra le rampe e i portici del santuario significa compiere un salto indietro di oltre duemila anni. Dalle terrazze più alte la vista spazia sull’intera Valle del Sacco fino al mare di Anzio; un panorama da cui i sacerdoti leggitori del futuro osservavano il volo degli uccelli. Visitarlo all’inizio di settembre, quando il sole calante illumina di traverso la pietra tufo rosa, restituisce la sensazione esatta di trovarsi di fronte a uno dei centri di potere spirituale più affascinanti dell’Italia antica. Un luogo dove la roccia racconta ancora le speranze di chi chiedeva responsi sulla propria vita.