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Tito, il dinosauro di Rocca di Cave: una giornata tra cielo e terra

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Il Gruppo Astrofili CDS-Hipparcos, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze di Roma Tre e con il Comune di Rocca di Cave, organizza questo ciclo di eventi specifici per le famiglie e i bambini, dedicati agli ambienti in cui viveva Tito, il dinosauro di Rocca di Cave. Si tratta di un viaggio nel mondo dei fossili, che a partire dall’osservazione dell’antica scogliera corallina affronterà alcuni dei principali aspetti legati all’evoluzione del nostro pianeta e del territorio della Regione Lazio e alla nascita e scomparsa dei dinosauri.

PROGRAMMA:
6 Settembre
11:00 ESCURSIONE lungo il sentiero geopaleontologico alla barriera corallina fossile
12:30 Pausa Pranzo
14:15 SPETTACOLO DEL PLANETARIO

“I vulcani sulla Terra e sui pianeti”

APPUNTAMENTO: L’ appuntamento per la mattina è presso piazza San Nicola, Rocca di Cave.
Gli appuntamenti pomeridiani si svolgeranno al Planetario, Via Colle Pozzo 1, Rocca di Cave.
TUTTE LE ATTIVITA’ SONO GRATUITE E SU PRENOTAZIONE al seguente link: https://prenotaunposto.it/it/museogeopaleontologico
per informazioni :
info.hipparcos@gmail.com
Siete pregati di venire muniti di mascherina igienica.
Le serate si svolgono a 1000 metri di quota, pertanto SI CONSIGLIA ABBIGLIAMENTO E CALZATURE ADEGUATO ALL’AMBIENTE MONTANO

LA SCOPERTA DI TITO

La presenza in Italia centrale di un dinosauro medio-grande, quando morì, Tito era lungo almeno 6 metri, ma stava ancora crescendo, indica, spiegano i ricercatori, “che nel Cretaceo inferiore la nostra paleo-penisola doveva formare una catena di piattaforme più ampie del previsto, che consentivano il passaggio di dinosauri e altri animali terrestri tra Africa ed Europa attraverso il Mare di Tetide, antenato del Mediterraneo”. La scoperta dunque aggiunge dati paleogeografici importanti per la conoscenza della preistoria d’Italia

“‘Datemi un osso, e io ricostruirò l’intero animale‘ diceva il famoso anatomista francese Cuvier. E così abbiamo fatto con Tito” ricorda Cristiano Dal Sasso. “Infatti -spiega- delle tre ossa estratte, due sono frammentarie, tanto che si può solo dedurre che appartengano a porzioni del cinto pelvico di un grande rettile. Invece la vertebra, perfettamente conservata in 3D, manca soltanto della spina neurale e di una articolazione sul lato destro”.

Rocambolesca la storia della scoperta del dinosauro Tito. Anni fa, Antonio Bangrazi, mentre costruiva un muretto a secco con massi recuperati da una parete rocciosa situata tra i comuni di Cave e Rocca di Cave, presso Palestrina (Roma), si accorse che alcuni blocchi sembravano contenere ossa fossilizzate. Ma non le mostrò a nessuno fino all’estate del 2012, quando l’amico Gustavo Pierangelini, fortemente incuriosito, riuscì a fotografarle e ad inviarle per email a Cristiano Dal Sasso, del Museo di Storia Naturale di Milano (Msnm), per una valutazione paleontologica preliminare.

“Confermai subito la presenza di ossa fossili, ma per capirne la forma e classificarle era necessario estrarle dalla roccia” dice Dal Sasso. Pertanto il ritrovamento fu notificato prima a Sandra Gatti, poi ad Alessandro Betori, funzionari della Soprintendenza del Lazio e dell’Etruria meridionale guidata da Alfonsina Russo, che autorizzarono le successive indagini e il deposito dei reperti presso il Msnm. Mesi fa, da uno dei blocchi affidati a Fabio Fogliazza del Laboratorio di Paleontologia del Msnm era emersa una vertebra quasi completa, che mostrava inequivocabili caratteri diagnostici: stava emergendo la carta d’identità di un dinosauro mai visto in Italia.

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