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I geologi dell’Osservatorio nazionale: «La Capitale a rischio medio, non ci sono sismi epicentrici ma per la vulnerabilità degli edifici preoccupano quelli “risentiti”, lontani».

Ore 5.03. Il violento«botto» — come se fosse stata l’esplosione di una bomba — percepito dai romani ha svegliato di soprassalto anche Maurizio Pignone, 49 anni, geologo dell’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. «Vivo dalle parti del policlinico Gemelli, zona Roma Nord, dunque quella in cui si è udito con maggiore nitidezza il sisma. Mi sono subito attaccato al computer, collegandomi al nostro sito. E dall’esame dei dati, dopo un minuto e mezzo, ho visto che la magnitudo oscillava tra una forbice di 3.2 e 3.7. Mi sono tranquillizzato». Ma perché in tanti hanno udito quel botto, quasi fosse stata la deflagrazione di un ordigno? «Il terremoto, in estrema sintesi, non è altro che liberazione di energia — risponde il geologo —, una bomba appunto: e se l’epicentro è a una profondità relativamente bassa, come quello di stamattina a circa 10 chilometri, la scossa può essere accompagnata da un rumore sordo e violento assai simile a un’esplosione».
«Zona a scarsa sismicità»
In ogni caso «è una zona a scarsa sismicità l’area di Fonte Nuova», quella nell’hinterland romano in cui stamattina è stata registrata la scossa. A evidenziarlo è il direttore dell’Osservatorio Nazionale Terremoti dell’Ingv, Salvatore Stramondo. «Non siamo lontanissimi dal Raccordo anulare», sottolinea l’ingegnere, e il sisma «è stato localizzato a breve distanza dalla via Nomentana». La scossa «è stata avvertita nell’area Nord a Monterotondo, quindi a Velletri e Genzano: cioè più a Sud, la zona dei Castelli. «Non ci ha sorpreso perché è di magnitudo bassa rispetto ai terremoti che si sviluppano tradizionalmente nel nostro Paese». Questo terremoto «rientra infatti in una categoria e scala di magnitudo nella quale, ogni anno, fanno parte decine di sismi che registriamo in tutto il territorio del nostro Paese» aggiunge il sismologo.
«Zona a bassa sismicità»
Stramondo dà un’occhiata alla serie storica dei terremoti avvenuti nell’area romana: «Bisogna spostarci verso Nord, nell’area di Palombara Sabina, e tornare indietro al 1901, per trovare un sisma importante, pari a 5.2 magnitudo, nelle vicinanze dell’epicentro del terremoto di lunedì mattina». Che si è sviluppato «in una zona poco nota per sismicità» perché, appunto, «nella serie storica conosciuta, il terremoto più importante» in quest’area del Paese «è quello accaduto di inizio secolo scorso a Palombara Sabina» ricorda Stramondo che indica anche la zona dei Castelli romani, verso Sud, come area a sismicità più nota. «Abbiamo già ricevuto molte segnalazioni al nostro servizio “Hai sentito il terremoto.it”» dice ancora Stramondo, intervistato dall’Adnkronos. Il servizio al sito «Hai sentito il terremoto.it» è stato istituito dall’Ingv per monitorare in tempo reale — anche attraverso le segnalazioni dei cittadini — gli effetti dei terremoti italiani e per informare la popolazione sull’attività sismica.
Roma, pericolosità «media»
«Guardando i terremoti dal 1985 ad oggi — stavolta è ancora Pignone a parlare — si può notare che sono presenti pochissimi eventi e di bassa magnitudo, mentre se ci si sposta ad est, verso i comuni di Guidonia e Tivoli, la sismicità è più frequente». Anche la sismicità storica estratta dal «Catalogo Parametrico Italiano» «non evidenzia terremoti significativi nelle vicinanze dell’epicentro di lunedì mattina». Ma la Capitale? La pericolosità sismica dell’area romana è definita «media» secondo il modello di riferimento per l’Italia ma diventa più elevata spostandosi di pochi chilometri ad est, andando appunto verso la zona dei Castelli.
La vulnerabilità degli edifici Questo non significa che Roma possa stare tranquilla: «C’è un rischio vulnerabilità che riguarda gli edifici e questa è una condizione che può preoccupare». Se la Capitale non mai stata caratterizzata «da terremoti epicentrici — cioè con l’epicentro localizzato nelle immediate vicinanze, ndr — il rischio può infatti venire da sismi risentiti, quelli che avvengono in lontananza». Per dire: il terribile terremoto di Avezzano che spazzò la Marsica provocando 30 mila morti fece danni anche a Roma, sbriciolando dei palazzi. Ma esiste un problema di spostamento di faglie, come quella sotto a Tivoli, di recente già interessata da eventi sismici sia pure leggeri? Secondo Pignone «per dare una risposta a questa domanda i dati sono ancora troppo incerti».
FONTE WWW.CORRIERE.IT